Litio: la Finlandia sceglie la via autarchica
I rischi per le catene di approvvigionamento globali impongono soluzioni nuove
La Finlandia occidentale ospita il primo sito in Europa in cui si realizza l’intero ciclo di estrazione del litio, dalla miniera alla raffineria. Il metallo alcalino è fondamentale per l’elettronica moderna. Con la Cina che attualmente detiene la maggior parte delle forniture mondiali, gli altri Paesi si sono messi all’opera per individuare soluzioni alternative, in grado di evitare “strozzature” e dipendenze.
Le peculiarità della soluzione finlandese
Sebbene esistano riserve di litio anche Portogallo e Repubblica Ceca, il sito finlandese è il primo ad avere l’intera catena di produzione, dalla miniera all’impianto di concentrazione e alla raffinazione, situata entro un raggio di 43 chilometri. Ad evidenziare le sue peculiarità, è stato l’amministratore delegato della società operativa, Hannu Hautala. Dalla miniera a cielo aperto di Syvajarvi, nel piccolo comune finlandese di Kaustinen, viene estratto il minerale di spodumene, composto per l’uno per cento da ossido di litio. Il progetto, del valore di circa 783 milioni di euro, produrrà idrossido di litio di qualità adatta alla produzione di batterie.
Il litio e l’industria europea delle batterie
“Ci permette di sviluppare e aumentare l’indipendenza dalle importazioni, ad esempio, dai Paesi asiatici e dall’Australia”, ha dichiarato Hautala all’Afp. Il giacimento dovrebbe essere pienamente operativo entro i prossimi due anni. I camion trasporteranno il minerale a un moderno impianto nelle vicinanze, che produrrà un concentrato simile alla sabbia, il quale verrà poi inviato a una raffineria per la produzione di idrossido di litio di qualità adatta alle batterie. “L’idrossido di litio sarà destinato all’industria europea delle batterie”, ha spiegato Hautala, senza tuttavia rivelare al momento i nomi dei clienti.
Il sottosuolo finlandese contiene quantità molto significative di litio, come ha confermato Bo Langbacka, specialista del Servizio Geologico Finlandese. Il colosso minerario sudafricano Sibanye-Stillwater ha investito nel progetto dal 2021 e detiene ora quasi l’80% delle quote, mentre il gruppo statale finlandese Finnish Minerals Group possiede il 20%. Più ridotta è la partecipazione di un gruppo di azionisti finlandesi.
La via individuata dalla Finlandia
L’amministratore delegato di Sibanye-Stillwater, Richard Stewart, ha detto che la miniera che sorge in una zona molto conosciuta dagli escursionisti, pur essendo “piuttosto piccola”, è comunque “molto, molto importante” per l’azienda “sia dal punto di vista tecnologico che strategico”. Il progetto Keliber si estende su oltre 500 chilometri quadrati.
La soluzione “autarchica” è diventata quasi una necessità, se si considera che negli ultimi 15 anni le restrizioni all’esportazione delle materie prime critiche hanno toccato dei livelli da record. Tale tendenza accresce i rischi per le catene di approvvigionamento globali, secondo l’Ocse. Nel suo aggiornamento annuale dell’Inventario delle restrizioni all’esportazione di materie prime critiche, si legge che in un contesto di “crescenti tensioni di mercato e politiche”, le misure di questo tipo “sono quintuplicate”.
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