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Ambiente

Medioccidente il nuovo orizzonte del Mezzogiorno

di Vincenzo Viti -


Da antico meridionalista mi vedo costretto a combattere la sintassi del Sud come relitto della Unità tradita e vilipesa, luogo di anime perse alla ricerca di cieli accoglienti patria in patente insofferenza e in cosciente minorità.

Mi chiedo perciò qual è “il Sud da cui ripartire” per pareggiare le nostre antiche insipienze e le infinite crudeltà della storia. Sono domande inquietanti. Sicché continuo a ripetere: dev’esserci più di un frammento di verità nella più recente trasfigurazione geopolitica in cui il Sud viene declinato.

Si pensi al “Medioccidente” di Lupo che intercetta le luci di una dimensione che trascende in nuova storia la vecchia geografia.

Nel senso che inaugura nuove mappe e ridisegna, al posto del “non luogo” finora frequentato da tradizione e letterature, il “Luogo” di un continente sentimentale e civile in formazione poiché gode di enzimi largamente distribuiti e condivisi.

Parliamo di un occidentalismo non solo irenico e deputato da presunzioni neocolonialiste ma assolutamente simbiotico con un orientalismo testato da fanatismi quando non da integralismi religiosi.

Il “Medioccidente” si pone, a nostro avviso, come la patria ideale di un Sud deterritorializzato, come metafora del ritardo e del compimento irrealizzato finalmente sottratto al dialetto di una “storia di confini” difficile e circoscritta.

E ciò per ripensarsi dentro un orizzonte straordinariamente più largo libero e competitivo. Come spazio quindi per una nuova educazione “politica”, per un nuovo apprendimento collettivo, infine per un profilo inedito di classe dirigente. Finalmente adeguata al respiro della grande mutazione in corso nella storicità del mondo. Nel quale sarà sempre più necessario partire, prima che dalla intollerabile sagoma trumpiana, dalla “pastorale vanciana”, cioè la “glotta” sociale e religiosa che lo ha investito e proiettato come il fantasma globale dell’opera.

Concludo. Disponiamo, nel Mezzogiorno, accanto a un grande arsenale di cultura ricerca e innovazione (lo Svimez, che frequento) di un riverito deposito di “pensiero meridiano” che ha da tempo cancellato confini e poteri e aperto una finestra che cancella “lo spazio” per assumere a matrice e capitalizzare il tempo.

Il tempo è questo. Ormai…


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