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Sicurezza stradale, progressi e nuove paure: perché si continua a morire sulle strade

di Redazione L'Identità -


di LORETTA CARDONI
Negli ultimi vent’anni le strade italiane sono diventate più sicure, ma gli incidenti continuano a provocare migliaia di vittime ogni anno.
Agli inizi degli anni ‘60, di fronte all’aumento crescente degli incidenti, la teoria accertata era che la colpa fosse delle strade non adeguate alla nuova realtà; e così furono costruite nuove strade e ristrutturate quelle esistenti. Eppure, nonostante sforzi economici enormi che portarono alla costruzione di nuove strade, le vittime non diminuivano.

Allora si pose l’accento sulla costruzione delle auto e sulla necessità che le caratteristiche delle stesse fossero improntate ad eliminare o a ridurre i rischi da incidente: Nacque così tutta la teoria delle prescrizioni di sicurezza costruttive e funzionali, con l’introduzione dei sistemi via via perfezionati, come poggiatesta, cinture di sicurezza, airbag, casco per motociclisti etc. Anche queste innovazioni, seppur utili, non hanno risolto il problema perché l’incidentalità stradale rimaneva comunque un problema.
Consumata l’era della strada e poi quella del veicolo, non rimaneva che chiedersi: “E se fosse l’uomo la leva su cui puntare per ridurre gli incidenti?”. La risposta era ovvia, ma difficile da gestire.

È evidente che ogni prescrizione o dispositivo di sicurezza è utile, ma una cosa è certa: il miglior dispositivo è la testa del conducente. I fattori di sicurezza primari sono: la concezione che si ha dell’auto, il suo modo di viverla, la consapevolezza che le regole siano rispettate, la capacità di prevedere gli errori altrui, di tollerarli e di superarli.

Attualmente sono stati fatti passi da gigante rispetto a qualche decennio fa; se nei primi anni Duemila i morti superavano quota 5 mila, oggi il numero si è ridotto a circa 3 mila l’anno.
Un miglioramento importante, frutto di tecnologie più avanzate, controlli più severi e una maggiore attenzione alla prevenzione. Eppure il problema resta grave, soprattutto tra i giovani.
Secondo i dati diffusi da ISTAT e ACI, il calo della mortalità è stato costante negli ultimi due decenni. Le auto moderne offrono standard di sicurezza impensabili fino a pochi anni fa: airbag multipli, sistemi elettronici di stabilità, frenata automatica e assistenza alla guida hanno contribuito a ridurre le conseguenze degli impatti più violenti.

Anche le infrastrutture sono cambiate. Rotatorie al posto degli incroci pericolosi, segnaletica migliorata e controlli più frequenti hanno reso molte strade meno rischiose. Determinante anche la stretta contro la guida in stato di ebbrezza e l’obbligo di dispositivi di sicurezza come cinture e casco. Ma se un tempo il pericolo principale era rappresentato soprattutto dalla velocità e dalla scarsa sicurezza dei veicoli, oggi la criticità maggiore è la distrazione. Lo smartphone è diventato uno dei nemici più insidiosi della sicurezza stradale. Messaggi, social network e notifiche sottraggono attenzione alla guida anche per pochi secondi, sufficienti però a causare incidenti gravi o mortali.

Particolarmente colpiti i giovani. La fascia tra i 18 e i 29 anni continua a essere tra quelle con il più alto numero di vittime. Pesano la guida notturna, l’eccesso di velocità, il consumo di alcol e droghe e l’uso del cellulare mentre si è al volante. Ma il consumo di alcol non rende solo vittime, ma anche carnefici, perché il fenomeno dei “pirati della strada” non è scomparso, anzi è ancora molto preoccupante. È notizia di alcuni giorni fa che a Milano un uomo di 39 anni ha falciato due sorelle anziane sulle strisce pedonali uccidendole; l’uomo aveva un tasso alcolemico di circa quattro volte oltre i limiti previsti dalla legge.
Preoccupa anche la situazione nelle città, dove il traffico è cambiato rapidamente con l’aumento di biciclette, monopattini elettrici ed e-bike.

La convivenza tra mezzi diversi spesso avviene in spazi non adeguati e aumenta il rischio per pedoni e utenti vulnerabili. Ora si è cercato di regolare la circolazione dei monopattini con l’introduzione della targa e del divieto di circolazione nelle strade extraurbane (in vigore dal 16 luglio), con una discriminazione rispetto alle biciclette che non hanno quest’obbligo. Ed è polemica.
Nonostante i progressi, dunque il fattore umano resta centrale. Le tecnologie aiutano, ma non possono sostituire prudenza e responsabilità. Ed è proprio su educazione stradale e comportamenti corretti che si giocherà la sfida dei prossimi anni.
L’obiettivo europeo è ambizioso: arrivare entro il 2050 a un numero vicino allo zero di vittime sulle strade. Un traguardo che richiederà investimenti, controlli e soprattutto un cambiamento culturale. Perché la sicurezza stradale, oggi più che mai, dipende dalle scelte quotidiane di ciascun automobilista.


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