L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Messina (Intesa) chiede più rispetto per le banche

Gli scenari della manovra: il Ceo di Intesa San Paolo: "Perché dobbiamo pagare solo noi?"

di Martino Tursi -


Carlo Messina chiede più rispetto per le banche: l’amministratore delegato di Intesa San Paolo rivendica il ruolo di “pilastro” che il settore creditizio reciterebbe nello scenario nazionale e avvisa il governo. “Non possiamo messi sotto scacco, noi siamo un’eccellenza in Europa”. Messina, che ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore, è intervenuto sui temi scottanti che coinvolgono il rapporto tra le banche, la politica e i cittadini. E che, in queste ore, registra ulteriori sviluppi con l’idea, in manovra, di incrementare ulteriormente l’esborso Irap.

Messina chiede rispetto per le banche

L’amministratore delegato di Intesa San Paolo non va allo scontro e, anzi, dà a Cesare (o meglio a Giorgia, e più precisamente a Giorgetti) quel che gli appartiene: “Grazie all’ottimo lavoro di Giorgia Meloni sui conti pubblici, l’uscita dalla procedura d’infrazione comporterà un miglioramento delle condizioni strutturali del Paese, di cui beneficia anche il settore bancario. Ma questo non significa essere messi sotto scacco come sta accadendo da almeno un paio di mesi, accusati di pensare solo agli utili immediati. Si trascura il fatto che siamo il pilastro del Paese e che il nostro settore rappresenta un’eccellenza in Europa”. Ecco, l’orgoglio (ferito) si fa sentire.

“Perché dobbiamo essere solo noi a pagare?”

La domanda che Messina si fa è di quelle che faranno discutere, e molto, in questi giorni di (ulteriori) trattative in vista della manovra: “Banche e assicurazioni hanno avuto, hanno e avranno un ruolo fondamentale per la tenuta dei conti pubblici. Sarebbe bene non dimenticarlo”. E ancora: “Si dovrebbe tenere a mente che banche e assicurazioni non sono controllate dallo Stato. Quindi non sono condizionabili. Per questo occorre il gioco di squadra”. Rispetto alle banche, Messina, nota una certa disparità di trattamento: “Perché dobbiamo essere soltanto noi a pagare quando è necessario far quadrare i conti pubblici? Ci sono oggi in Italia 22 aziende con oltre un miliardo di utile netto all’anno. E soltanto nove sono banche e assicurazioni”. A Descalzi (e colleghi) saranno fischiate le orecchie.


Torna alle notizie in home