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Economia

Green New Deal: Corte conti boccia Mimit, bene Mef-Sace

Ancora una volta, una manovra a due marce: ora, bisogna recuperare

di Angelo Vitale -

I ministri Giorgetti e Urso


L’ultimo report della Corte dei conti sull’attuazione del Green New Deal disegna una manovra ancora una volta a due marce: bene il Mef, male il Mimit.

Green New Deal: come sta andando?

Se da una parte il ministero dell’Economia e delle Finanze ha saputo sprigionare miliardi di investimenti, dall’altra il ministero delle Imprese e del Made in Italy resta impantanato in procedure farraginose che hanno reso gli incentivi di fatto inaccessibili.

Due velocità: il successo del Mef e il flop del Mimit

La magistratura contabile, netta. Gli strumenti introdotti dalla Legge di Bilancio 2020 per la transizione ecologica hanno avuto esiti diametralmente opposti a seconda dell’amministrazione di riferimento.

Con Mef e Sace, lo sprint delle garanzie

L’operatività gestita dal Mef guidato da Giancarlo Giorgetti tramite Sace, il motore che ha funzionato. Tra il 2020 e il 2024, lo strumento delle garanzie pubbliche ha dimostrato una notevole capacità di attivazione finanziaria.

I numeri: 925 operazioni finanziate. Il valore: oltre 12,5 miliardi di euro di investimenti mossi, con circa 7,8 miliardi coperti da garanzia statale.

Nonostante il successo, la Corte segnala che si può fare di più. Utilizzato solo il 70% delle risorse disponibili e manca ancora un monitoraggio rigoroso degli impatti ambientali reali dei progetti finanziati.

Al Mimiti lo stallo delle agevolazioni

Sul fronte del ministero guidato da Adolfo Urso, un quadro critico. La misura destinata a sostenere ricerca, sviluppo e innovazione green è rimasta quasi interamente sulla carta.

I numeri, chiari. A fronte di un budget di 750 milioni di euro, le erogazioni registrate sono pari a zero.

Perché? La Corte individua tre colli di bottiglia insormontabili: la complessità estrema delle procedure di accesso, i vincoli troppo rigidi sulla valutazione del merito creditizio, una scarsa attrattività dell’incentivo stesso.

Le raccomandazioni della Corte: meno burocrazia, più trasparenza

La delibera non si limita alla fotografia dell’esistente, ma traccia la rotta per il futuro attraverso una serie di raccomandazioni urgenti

Semplificazione. È indispensabile snellire l’iter burocratico per sbloccare i fondi del Mimit.

Rimodulazione. Le risorse non utilizzate (i 750 milioni fermi al Mimit e il 30% residuo del Mef) dovrebbero essere spostate verso strumenti più efficaci.

Monitoraggio ambientale. La Corte chiede che lo Stato non si limiti a erogare fondi, ma verifichi con parametri scientifici quanto questi progetti contribuiscano davvero alla riduzione delle emissioni.

Trasparenza. Viene evidenziata l’esigenza di migliorare la rendicontazione delle gestioni finanziarie, spesso troppo opache.

Verso un ruolo “conformativo” dello Stato

In conclusione, la magistratura contabile suggerisce un salto di qualità. Lo Stato non deve essere solo un erogatore di garanzie o un regolatore, ma deve assumere un ruolo conformativo.

L’obiettivo, affiancare alla funzione burocratica un’azione di indirizzo strategico capace di orientare i capitali privati verso modelli di sviluppo realmente sostenibili.


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