Midterm Usa, Donald Trump ha i sondaggi contro
L'ondata di scontento non si limita agli Stati chiave tradizionali dei Dem, ma intacca roccaforti storicamente blindate per il Gop
I numeri aggregati delle rilevazioni nazionali a ventiquattro ore dall’apertura dei seggi non lasciano margine a equivoci tattici. La coalizione democratica si presenta all’appuntamento elettorale con un vantaggio sul generic ballot che varia dal +7 di Nbc News (52% contro 45%) fino agli 11-15 punti nei rilevamenti condotti da NYT/Siena College, Emerson College e Atlas Intel.
Midterm, Trump ha tutti contro
Il tasso di disapprovazione di Donald Trump si stabilizza su un livello record compreso tra il 58% e il 61% (a fronte di un gradimento che scivola tra il 38% e il 40%). Il voto si prefigura come un severo referendum sanzionatorio sull’operato della Casa Bianca.
La fuga degli indipendenti e la spaccatura nell’elettorato conservatore
Il vero terremoto strutturale dell’imminente tornata risiede nel netto riposizionamento del segmento indipendente. Nel 2024 gli elettori non affiliati avevano sostenuto l’agenda presidenziale. Oggi scelgono il candidato democratico con un margine schiacciante. Un 60% a 31% nel rilevamento di Emerson College, uno scarto di 29 punti confermato anche dai 21 punti di vantaggio registrati da Nbc News.
Al contempo, l’elettorato repubblicano mostra una marcata linea di frattura interna. La base che si identifica nel movimento Maga mantiene un gradimento per Trump pari al 93%. Ma la percentuale di approvazione crolla al 54% tra i repubblicani moderati o non-Maga.
Non sorprende quindi che il 70% degli intervistati giudichi errata la direzione intrapresa dal Paese.
La fine del primato repubblicano sui temi economici
L’elemento analiticamente più dirompente è l’inversione della credibilità sulla gestione finanziaria. Per decenni il Partito Repubblicano ha conservato una storica superiorità percepita sui temi delle tasse e dell’inflazione. Rilevazioni consolidate Dicono altro. E mostrano invece che il 60% degli elettori ritiene che le politiche economiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni generali del Paese.
Gli insoddisfatti
Inoltre, per la prima volta in tre decenni nei sondaggi Nbc, la percentuale di cittadini insoddisfatti delle proprie finanze personali (51%) ha superato quella dei soddisfatti (49%).
Di conseguenza, tra gli elettori che indicano l’economia come priorità assoluta (il 41% del totale), i candidati democratici conducono per 55% a 41%. Così, sovvertendo la tradizionale tendenza del voto basato sul portafoglio.
I bastioni incrinati della “Red America”
L’ondata di scontento non si limita agli Stati chiave tradizionali, ma intacca roccaforti storicamente blindate per il Gop.
In Texas, nello scontro per il Senato, lo sfidante democratico James Talarico mantiene un vantaggio compreso tra i 6 e i 7 punti. Così batterebbe il repubblicano Ken Paxton (50%-43% per Nyt/Siena; 52%-46% per Atlas Intel). E anche la corsa alla carica di Governatore vede la democratica Gina Hinojosa in leggero vantaggio (48%-47%) su Greg Abbott.
Nel Maine la senatrice repubblicana Susan Collins si trova a inseguire lo sfidante Graham Jackson. Emerge uno scarto di 6 punti per Nyt/Siena (51%-45%) e di 9 punti per l’Università del New Hampshire (54%-45%).
Il Kansas, nella sfida senatoriale, registra il democratico Hamilton precedere il senatore uscente Marshall. Tra loro un margine di 3 punti per Emerson (50%-47%) e di ben 10 punti nella rilevazione del Washington Post (54%-44%).
L’entusiasmo asimmetrico e la mobilitazione ai seggi
Appare una differenza delle classiche consultazioni di metà mandato, in cui l’opposizione è solitamente più motivata rispetto alla maggioranza in carica. La spinta dell’elettorato democratico emerge eccezionale. Il 78% degli elettori Dem dichiara un entusiasmo altissimo nell’andare a votare, contro il 66% della base repubblicana e il 70% degli indipendenti.
Tra gli elettori maggiormente coinvolti nella partecipazione alle urne, i Democratici detengono un vantaggio netto di 12 punti.
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