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Tecnologia

Il nucleare che serve all’Ai per restare “green”

La spinta per il ritorno all'atomo non nasce semplicemente ed esclusivamente da una precisa volontà politica, ma dalle strategie industriali dei colossi della tecnologia globale

di Angelo Vitale -


Di fronte al boom insaziabile dell’intelligenza artificiale, la transizione ecologica affronta un cortocircuito del tutto inedito. Fino a ieri, il dibattito sul nucleare si consumava nelle trincee ideologiche del passato, tra lo spauracchio delle scorie e la necessità statale di spegnere il carbone.

Nucleare, uno scenario cambiato

Nel 2026 lo scenario è cambiato: la spinta per il ritorno all’atomo non nasce semplicemente ed esclusivamente da una precisa volontà politica, ma dalle strategie industriali dei colossi della tecnologia globale.

Il motivo? La transizione digitale sta letteralmente divorando quella ecologica. I dati ufficiali mostrano un’accelerazione senza precedenti. Secondo le rilevazioni della multinazionale di consulenza strategica Gartner e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, in questo 2026 la domanda di energia elettrica dei data center sfiora i 565 Terawattora, segnando un incremento del 26% su base annua.

Entro il 2030, la quota complessiva supererà i 945 TWh, una quantità pari al consumo energetico dell’intero Giappone. A guidare questa imponente crescita sono i server ottimizzati per l’Ai, i cui consumi schizzano a 175 TWh nel 2026 (+84% sul 2025). Un singolo cluster per modelli generativi richiede da 40 a 80 Megawatt stabili h24, senza la minima oscillazione. Qui, il vero dilemma delle Big Tech. Microsoft, Google, Amazon e Meta sono i principali acquirenti mondiali di energia rinnovabile, coprendo oltre il 40% di tutti i contratti “a lungo termine” a livello globale.

L’Ai ha bisogno dell’atomo

Tuttavia, l’intermittenza strutturale di solare ed eolico si scontra con l’impossibilità di frenare i supercomputer quando soffia poco vento o cala la notte. Rallentare la potenza di calcolo significherebbe perdere la corsa all’innovazione. Riaccendere i vecchi impianti a fossili tradirebbe i rigorosi impegni “Net Zero” promessi agli investitori.

L’unica risorsa utile a garantire un’elevata densità energetica, a zero emissioni di CO2 e con un carico di base continuo è proprio la fissione nucleare. Non è un caso che Microsoft abbia siglato un piano ventennale per riattivare lo storico reattore di Three Mile Island, Google abbia ordinato a Kairos Power una flotta di reattori modulari SMR e Amazon abbia investito nei mini-reattori Xe-100 di X-energy. Il “lato green” dell’atomo si sveste della ideologia e diventa pura pragmatica infrastrutturale.

L’unica boccata d’ossigeno pulito in grado di alimentare l’Ai del futuro senza far saltare la rete elettrica mondiale.

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