Attualità

“Migranti, l’Europa ci lascia soli. Ecco dove la sinistra sbaglia”

di Edoardo Sirignano -

CLAUDIO MARTELLI


“Migranti, dovremmo fare più o meno da soli. Un’idea potrebbe essere riprendere quanto fatto da Minniti. Un errore, soprattutto da parte della sinistra, dimenticare il suo lavoro”. A dirlo Claudio Martelli, ex ministro e autore della prima importante legge sull’immigrazione, sull’asilo politico e la cittadinanza.
Cosa ne pensa del decreto Meloni?
Mi sembra che si continui a pestare la stessa acqua nel medesimo mortaio. Si parte con propositi bellicosi e poi alla fine si rimanipolano vecchie idee striminzite. Non ci si accorge, intanto, che l’Europa ha deciso che fino al 2024, quando presenterà il suo piano, vale il regolamento di Dublino. Dobbiamo, pertanto, prenderci gli immigrati che sbarcano nel nostro Paese. Bisogna tenerli, suddividerli, distribuirli, quest’ultimo tema irrisolto o meglio ancora “deluso” degli anni passati. Dovremmo fare più o meno da soli.
Come comportarsi?
Mi auguro che si continui a insistere unanimi nel chiedere una ridistribuzione dei migranti. Se ricominciano anche i flussi irregolari dalla Turchia verso i Balcani, sarà molto difficile. Bisognerà, poi, vedere cosa accadrà sul piano internazionale. Rispetto a quanto sento, negli ultimi giorni, vale il detto: “Tanto tuonò che piovve”. In questo caso, una pioggerella.
Basta riformare la legge Bossi-Fini, come proposto dall’attuale maggioranza?
Andrebbe accantonata. Ha fatto già abbastanza danni. Va sicuramente cambiata, pur restando ognuno sulle sue posizioni.
In che senso?
Va agganciata a una politica positiva, che è appunto quella dei flussi, che richiede un gran lavoro dei ministri e in modo particolare degli uffici. Meno chiacchiere e più trattati con i paesi da cui provengono i migranti. Si tratta, d’altronde, di un lavoro che ho iniziato quando ero al governo, ben 31 anni fa con un accordo con la Tunisia e dei colloqui preliminari col Marocco. Gli interlocutori oggi sono sempre gli stessi, a cui bisogna aggiungere pure Egitto e soprattutto Libia, dove c’è un problema non da poco. È ormai diventata una moda, soprattutto da parte della sinistra, prendersela con Minniti. Stiamo parlando, però, di tendenze in un certo senso suicide. Una specialità di questa parte politica è cercare di acquisire autorevolezza, distruggendo i nomi precedenti. Sbagliato, però, dire che quel ministro ha sbagliato tutto senza indicare un’alternativa valida. Una soluzione, aldilà di ogni nostra possibilità di accoglienza, certamente non è aprire le braccia a tutti. Su quest’aspetto la politica di Letta e Renzi è stata sbagliata. Non ci sono dubbi. Bisogna ripartire da qui. Vedo, purtroppo, riaffiorare il difetto per cui le colpe del Pd sull’immigrazione sono riconducibili tutte a Minniti, come quelle sul Jobs Act a Renzi.
Le politiche migratorie dell’Ue, intanto, finiscono anche nel mirino dei grandi prelati. Il cardinale Czerny dichiara “a Cutro non si è voluto o saputo dare risposta”, facendo quasi trapelare la parola “ipocrisia”…
Ci sono parole che non escono da escono da certe bocche. Non sanno proprio pronunciarle. Attualmente non mi bastano neanche quelli che si accontentano di parlare. Meglio, comunque, le buone parole che i silenzi. È evidente che in questo caso c’è una responsabilità nella catena di comando. Ho molto apprezzato, ad esempio, l’ammiraglio della Guardia Costiera, intervenuto a Controcorrente. Diceva cose molto saggie e profonde. Quando si è in mare il dovere assoluto è salvare. Quando, poi, le persone sono in sicurezza si discute se e come hanno diritto di restare, se e come possono rimpatriare, se e come possono essere suddivise con altri paesi. Bisogna, però, essere consapevoli che una parte di loro resterà. È inevitabile. Il realismo, pertanto, suggerirebbe di trovare delle strade per chi dovrà rimanere. Dovranno essere protette questo persone, ma anche impegnate. Se le facciamo vivere come in una sorta di terra di nessuno o meglio ancora le mettiamo fuori legge, ne pagheremo le conseguenze.
Chi sta per annegare, come sostiene qualcuno, ha il diritto ad essere accolto?
L’essere accolto non è un diritto. C’è quello ad essere salvati in mare, non a restare in Italia. Sostenere ciò significa affermare che non esiste uno Stato.
Cosa ne pensa delle contestazioni contro le autorità libiche?
Sento troppe stupidità sulla guardia costiera libica: non dobbiamo finanziarla, non dobbiamo darle motovedette. Se non percorriamo tale strada, però, come risolvere il problema? Ci affidiamo al caso o al mare? La strada migliore è piuttosto evitare le partenze. Questo principio, contenuto in sostanza nella dottrina di Minniti, è giusto. Ciò comporta discorsi a cerchi concentrici: c’è il problema specifico e logistico dei luoghi in cui si imbarcano, il loro controllo, c’è quello delle condizioni di detenzione. Sarebbe opportuno, ad esempio, trasformare campi di detenzione disumani, come riferisce più di qualcuno, in qualcosa di vivibile. Magari sotto l’egida delle Nazioni Unite e naturalmente a spese dell’Europa. Le chiacchiere non servono più a nulla.
Qualcuno dice che sia utile addirittura l’intervento della marina? È d’accordo?
Va benissimo che la marina sia impegnata in operazioni di soccorso. Altro è sbagliato.
Cosa ne pensa, invece, dei familiari delle vittime che lanciano peluche contro l’auto del presidente del Consiglio?
Mi sembra giustificato. Non hanno tirato sassi, ma i balocchi dei figli che hanno perduto. Stiamo parlando di un gesto straziante, che deve essere rispettato.

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