Aumentano le imprese di stranieri in Italia ma non è tutto rose e fiori
Gli stranieri fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare: tipo aprirsi una partita Iva. Nel primo semestre di quest’anno sono aumentate le imprese italiane fondate e guidate da cittadini stranieri. E per quasi l’80 per cento di loro, la proprietà è extra-europea. Dai numeri del Registro delle Imprese elaborati da Infocamere per il progetto Futurae promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Unioncamere, emerge che il saldo netto positivo da gennaio e fino a giugno del 2026 è di 16mila nuove aziende.
Tutti i numeri delle imprese straniere in Italia
Complessivamente, si tratta di 677.188 imprese. Le nuove ditte sono 37.140, a fronte di 21.043 che hanno chiuso: il saldo è in positivo con 16.097 aziende. Per la stragrande maggioranza si tratta di imprese individuali (addirittura il 79 per cento) ma si osserva un certo dinamismo tra le società di capitali, il cui numero è aumentato dell’11 per cento. I più intraprendenti sono i marocchini (53.634), seguiti dai romeni (52.541) e quindi dai cinesi (50.166). Poi, a seguire, tutti gli altri. Albania, Bangladesh e Pakistan rappresentano il 20%, Egitto, Nigeria e Senegal il 10,5%.
Ma non è tutto rose e fiori
Ora, però, il momento delle criticità. Già, perché l’imprenditoria straniera oltre a svelare un dinamismo importante delle comunità estere che risiedono in Italia, rappresentano però problemi che vanno pure messi in luce. E di cui si dibatte da tempo. C’è, per dire, il fenomeno delle imprese apri e chiudi. Aziende di comodo che spariscono per poi riapparire sotto altra forma. Restano, poi, i nodi legati alle segregazioni etniche e al diritto del lavoro. Troppe piccole attività si reggono su ritmi imposti ai dipendenti, stranieri anch’essi, che spesso e volentieri sono ben oltre i limiti legali.
Una gentrificazione al contrario?
E che riescono, applicando il dumping salariale, a essere fin troppo competitive, per non dire altro, rispetto a quelle italiane. Che, invece, pagano e onorano contributi, tasse e stipendi. Ci sono, ancora, le questioni che impattano pure sulle città: i piccoli negozietti di chincaglierie, spesso gestiti da stranieri, che stanno colonizzando i centri storici, in una sorta di gentrificazione al contrario. Tutti argomenti da tempo al centro del dibattito economico e politico. In Italia e non.
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