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Giustizia

Moretti in carcere per la strage di Viareggio. Una condanna che divide

di Lino Sasso -


La lunga vicenda giudiziaria della strage ferroviaria di Viareggio si è conclusa con l’ingresso nel carcere di Orvieto di Mauro Moretti. L’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato si è costituito dopo che la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a cinque anni di reclusione per il disastro del 29 giugno 2009. Una strage che è costata la vita a 32 persone e che provocò oltre cento feriti. Una sentenza destinata a far discutere. Non solo per il suo epilogo giudiziario, ma anche per le implicazioni sul tema della responsabilità penale dei vertici aziendali. Tanto da aver subito rilanciato un dibattito che va ben oltre il caso Viareggio. E che si sofferma sul delicato equilibrio tra obblighi di vigilanza, rispetto delle norme e responsabilità penale dei vertici aziendali. Anche per questo la vicenda giudiziaria della strage di Viareggio si chiude dunque con un esito destinato a lasciare un segno.

La Cassazione e la riduzione della pena

La Suprema Corte ha confermato la responsabilità dell’ex amministratore delegato, riducendo però la pena nella misura di un nono. Uno sconto insufficiente a evitare il carcere. La speranza della difesa era infatti che venissero riconosciute nella loro interezza le attenuanti generiche. Un’eventualità che avrebbe comportato una riduzione di un terzo della pena. Circostanza che avrebbe potuto modificare gli effetti della condanna. L’avvocata Ambra Giovene ha definito il verdetto “profondamente ingiusto”. A partire dallo stesso fondamento della condanna che rappresenta l’aspetto più controverso dell’intera vicenda. Secondo la difesa, a Moretti viene contestata una responsabilità indiretta. Fondata sull’idea che avrebbe dovuto adottare misure ulteriori rispetto a quelle previste dalla normativa in materia di sicurezza ferroviaria.

Moretti si costituisce in carcere a Orvieto

L’ex amministratore delegato ha più volte sostenuto che ciò avrebbe significato derogare alle norme vigenti. Arrivando paradossalmente a commettere un illecito per evitare il rischio contestato. Sul fronte opposto, la decisione della Cassazione viene accolta come la conclusione di una battaglia durata quasi diciassette anni. I familiari delle vittime parlano di una giustizia finalmente ottenuta dopo un iter processuale lunghissimo. Pur continuando a professarsi innocente, Mauro Moretti ha scelto di presentarsi spontaneamente nel carcere di Orvieto, dove sconterà la pena. Agli amici avrebbe confidato di non condividere la decisione della magistratura, ma di volerla comunque rispettare. “Non posso fare altrimenti, accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato”, avrebbe detto loro poco prima dell’ingresso nell’istituto penitenziario.


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