Addio Cassandra Wilson: voce sui confini del jazz
Vincitrice di due Grammy Awards e del prestigioso premio della National Endowment for the Arts
Il mondo della musica piange la scomparsa di Cassandra Wilson, una delle figure più carismatiche e innovative della vocalità afroamericana contemporanea.
La morte di Cassandra Wilson
Capace di abbattere le barriere tra i generi senza mai smarrire le radici del Mississippi, l’artista lascia un vuoto nel panorama internazionale e un’eredità discografica destinata a fare scuola.
Nata a Jackson nel 1955, Cassandra Wilson ha rappresentato la perfetta sintesi tra la grande tradizione delle dive del passato — da Billie Holiday a Nina Simone — e l’avanguardia della scena newyorkese.
Emersa negli anni Ottanta all’interno del collettivo M-Base guidato da Steve Coleman, ha dimostrato fin dai primi passi una personalità vocale inconfondibile. una voce caratterizzata da un timbro scuro, avvolgente e denso di sfumature blues.
La svolta
La svolta decisiva è arrivata negli anni Novanta con il passaggio alla leggendaria etichetta Blue Note. L’album capolavoro Blue Light ‘Til Dawn (1993) e il successivo New Moon Daughter (1995) hanno segnato una vera e propria rivoluzione stilistica.
La Wilson ha dimostrato che il jazz poteva appropriarsi del repertorio del delta blues, del folk e del pop rock d’autore. Come? Rileggendo brani di Robert Johnson, Neil Young e Hank Williams senza perdere un grammo di sofisticazione e autenticità.
Vincitrice di due Grammy Awards e del prestigioso premio della National Endowment for the Arts, Cassandra Wilson non è stata soltanto una cantante d’eccezione, ma un’architetta del suono e una profonda conoscitrice della matrice culturale afroamericana.
La sua scomparsa priva la musica globale di una voce libera, capace di trasformare ogni interpretazione in un rito ipnotico e senza tempo.
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