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Economia

Nomine: Leonardo riparte da Mariani, Di Foggia a Eni

Cosa cambia (e cosa no) nelle Partecipate. L'immancabile polemica politica: Avs chiede ai Ceo di riferire in Parlamento

di Giovanni Vasso -


Nomine: da Eni a Leonardo, passando per Terna e Enav. Tutto come previsto, o quasi. Arrivate le indicazioni del Mef per il primo giro di valzer delle nomine nelle Partecipate di Stato, si rinfocola pure la polemica politica. Quella, evidentemente, non può mai mancare. Tutto come previsto, quindi. O quasi. Già, perché di fronte alle scontate (e blindatissime) conferme qualche novità (più o meno) inaspettata pure c’è stata. A cominciare da Eni.

Il regno di Re Claudio

Claudio Descalzi inizierà il suo quinto mandato di fila a San Donato Milanese. Che lo porterà a restare in carica fino al 2029. Considerando che s’è insediato nel 2014, il manager rischia di diventare un vero e proprio “re” del petrolio. Quindici anni: tre ancora tutti davanti. Nessuno è più longevo di lui, tra i Ceo delle compagnie petrolifere occidentali. Nessuno si aspettava, ragionevolmente, nulla di diverso da una conferma di uno dei dirigenti che, dall’inizio delle crisi energetiche (e cioè già sotto il governo Draghi nel 2022) s’è dimostrato uno dei pilastri della strategia italiana di approvvigionamento e diversificazione.

Una presidente a San Donato Milanese

Lui resta, Zafarana se ne va. E qui la sorpresa: alla presidenza di Eni andrà Giuseppina Di Foggia. Una scelta, che discende direttamente da Palazzo Chigi, che a tutta prima sembra aver spiazzato gli addetti ai lavori. In uscita da Terna, dove sarà sostituita da Pasqualino Monti e dove lascia bilanci in ordine e numeri in crescita, Di Foggia rappresenta, oltre a un manager capace e apprezzato, una sorta di “simbolo” politico per Meloni. La “quota rosa” che “sfonda il tetto di cristallo” delle partecipate. E che adesso plana alla presidenza del Cda del Cane a Sei Zampe. Restando in ambito energetico, tutto confermato in Enel: il duplex Cattaneo-Scaroni resta in sella. A Terna, per forza di cose, cambia tutto. Di Foggia è andata via, Monti la sostituisce e il presidente De Blasio prende il posto di quest’ultimo da Ad di Enav. Nuovo presidente dell’ente per l’aviazione l’ex ad di Ita Sandro Pappalardo.

Il nodo nomine, Leonardo riparte da Mariani

Il vero “nodo” di questa tornata di nomine, però, è stato rappresentato da Leonardo. I documenti presentati l’altra sera dal Mef hanno messo definitivamente Roberto Cingolani fuori dal Cda dell’azienda. Intanto, il nuovo presidente sarà Francesco Macrì, per lunghi anni a capo della multiutility di Estra e già membro Cda di Leonardo. Per l’amministratore delegato, invece, poche sorprese. L’indicazione, giunta a piazza Montegrappa, è quella di Lorenzo Mariani. Ex ufficiale di Marina, dirigente di lunghissimo corso dell’industria della Difesa, era entrato in Leonardo quando ancora si chiamava Finmeccanica. Ne era stato già condirettore generale, al fianco dello stesso Cingolani, all’inizio del suo mandato. Poi lasciò preferendo assumere l’incarico di Ceo di Mbda, sussurrano quelli che dicono di saperla lunga, per dissidi con l’ad.  

Ripartire da chi conosce azienda e settore Difesa

Rispetto all’ex ministro alla Transizione ecologica nell’esecutivo Draghi, il profilo di Mariani conosce a menadito il gruppo ed è più strettamente “di settore”. Se preferite, una nomina con l’elmetto in un’epoca di riarmo. E conferma un’impostazione europea. Mbda, difatti, è uno dei gioielli paneuropei, copartecipato da Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, della Difesa. Ed è una delle aziende tra le più coinvolte nell’ambito del progetto Michelangelo Dome, per la “schermatura” dei cieli del Vecchio Continente. Il benservito a Cingolani, però, ha rianimato la polemica politica. Con Matteo Renzi che, dopo Carlo Calenda, ha chiesto conto e ragione al governo dei motivi per cui s’è scelto di salutarsi con l’ormai ex Ceo di Leonardo. A dare una nota di colore, l’immancabile attacco di Avs. Che, una volta tanto, non chiede a Meloni bensì ai nuovi (o riconfermati) Ceo e presidenti delle società di “riferire in Parlamento”.


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