OpenAI apre a un rallentamento dell’IA
Il CEO auspica un coordinamento sulla frenata per evitare la perdita di controllo dei modelli più avanzati
Ex scienziati di OpenAI e Anthropic hanno accusato pubblicamente le proprie aziende di correre in modo irresponsabile verso una “super-intelligenza autocosciente”, mettendo a rischio la vita delle persone.
Secondo gli esperti, esiste una probabilità superiore al 10% che l’IA provochi l’estinzione umana entro il 2030, se non verranno imposti dei limiti.
A confermare la gravità della situazione è un report ufficiale di Anthropic, il quale rivela che l’azienda ha dovuto bloccare diversi ricercatori che tentavano di usare i modelli IA per facilitare lo sviluppo di armi biologiche.
Durante un vertice interno con i dipendenti, il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha espresso la disponibilità dell’azienda a rallentare il ritmo di sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale di frontiera.
La velocità della corsa tecnologica globale sta amplificando i rischi di una perdita di controllo sui sistemi avanzati, sollevando al contempo concrete minacce per la cyber-sicurezza e la stabilità delle infrastrutture digitali.
Altman spera che anche i concorrenti come Google e Anthropic si fermino insieme a OpenAI, anche se sa che alcune aziende potrebbero rifiutarsi.
L’intelligenza artificiale è ormai un’arma a doppio taglio. Se da un lato gli hacker sfruttano gli agenti IA per attaccare le infrastrutture critiche americane, come le reti elettriche e idriche, dall’altro possono diventare una linea difensiva.
Per questo motivo Sam Altman ha proposto alle società elettriche e ai fornitori di servizi pubblici di integrare i sistemi di OpenAI per creare uno scudo digitale avanzato capace di bloccare i cyber-attacchi su larga scala.
OpenAI ha chiesto inoltre al Congresso americano di introdurre regole nazionali e vincolanti per i modelli di intelligenza artificiale più potenti.
E a Washington la risposta politica è stata immediata. I senatori Amy Klobuchar (democratica) e John Thune (repubblicano) stanno negoziando d’urgenza una legge federale bipartisan: l’obiettivo è obbligare le aziende tech a testare i propri software insieme a esperti del governo prima del rilascio, riducendo così il rischio di disastri informatici. Nel frattempo la California ha fatto un passo avanti approvando la prima legge statale che impone controlli indipendenti sui prodotti IA.
Sam Altman è finito nel mirino di una vera e propria escalation di violenza. Dopo il tentato attentato incendiario perpetrato da un attivista anti-IA, che ha colpito la residenza del CEO con una molotov, la proprietà è stata teatro di un secondo attacco nel quale sono stati esplosi diversi colpi di pistola da un’auto in corsa, portando all’arresto immediato di due sospetti da parte delle autorità locali.
Negli scorsi mesi invece si è chiuso un capitolo legale importantissimo per lui. Il Tribunale ha respinto la causa intentata da Elon Musk. Il miliardario americano chiedeva 150 milioni di dollari di danni, accusando Altman di aver tradito la missione non-profit originaria di OpenAI per inseguire il profitto aziendale. I giudici hanno stabilito che il fondatore di SpaceX ha atteso troppo tempo prima di sporgere denuncia, archiviando il caso a favore di Altman.
Il grande dietrofront di OpenAI potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era di cooperazione e regole globali. Resta da capire se i competitor di Wall Street e Pechino accetteranno di fermarsi o se, al contrario, sfrutteranno questo momento per tentare il sorpasso.
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