Orsini sbuffa: “Si parla troppo di voto”
Il capo di Confindustria: "Torniamo a pensare a problemi più importanti"
Si parla troppo di voto, secondo Emanuele Orsini. Il capo di Confindustria tira le orecchie alla politica. E invita tutti a tornare a concentrarsi su altri problemi. Che di certo in questo momento, tra crisi internazionali e tensioni finanziarie, stanno complicando e non poco gli scenari economici e le prospettive per le imprese. A Modena, dove Orsini ha preso parte all’incontro ’Costruire il futuro: dialogo tra impresa e lavoro’. Insieme alla Cisl e alla segretaria generale Daniela Fumarola. Il presidente degli industriali ha fatto il punto della situazione ed espresso l’invito a tornare ad occuparsi di cose importanti.
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Orsini: “Si parla troppo di voto”
Le parole di Emanuele Orsini sono chiare e nette e partono chiaramente dalle vicende che hanno per sfondo il voto: “Si parla troppo di campagna elettorale, di elezioni, io penso che oggi ci siano problemi molto importanti. Cerchiamo di risolvere ciò che sta succedendo”. E quindi elenca, uno per uno, i temi più scottanti su cui bisognerebbe prestare maggiore attenzione. A cominciare dalla concorrenza asiatica. “Noi stiamo subendo un attacco dei prodotti cinesi verso l’Europa, abbiamo un saldo negativo europeo di 376 miliardi, l’Italia acquista con un saldo negativo di 46 miliardi che cresce 14 miliardi l’anno”.
Dagli Ets al senso dell’impresa
“Cominciamo a parlare di cose che hanno un senso, di come proteggere le imprese italiane ed europee e di come fare in modo che i nostri imprenditori rimangono sui nostri territori”, ha aggiunto Orsini. Che ha proseguito. “Serve un piano industriale di lungo termine, a nessuno venga in mente di farlo a piccole dosi. Servono soldi spesi beni”, ha detto citando il caso della Zes unica. Poi la questione energia: “Bisogna sospendere l’Ets. A livello europeo credo che sia ancora troppo poco il lavoro fatto, e lo dico da europeista convinto, perché serve un’Europa forte. Abbiamo chiesto la rimodulazione e i benchmark, ma così non è stato: credo che anche la Commissione europea si sia resa conto che i benchmark non sono giusti per le imprese. Qui a Modena, Sassuolo, la ceramica, ma anche al distretto del vetro e della carta, i problemi sono gli stessi: l’Ets impatta ormai sull’energia fuori scala, e il tema della competitività verso il resto del mondo è fondamentale”.
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