In Sardegna i carabinieri pagano la spesa ad una famiglia bisognosa
Una famiglia sarda senza cibo chiama la caserma. I militari comprano generi di prima necessità con i propri soldi. Uno specchio rotto che affoga nella povertà silenziosa.
Mandas: i fatti
Nella piccola Mandas, centro della Trexenta nel Cagliaritano, una famiglia in grave difficoltà economica ha alzato il telefono e ha chiamato la caserma dei carabinieri. Non per denunciare un reato e nemmeno per segnalare un pericolo: semplicemente per dire che in casa non c’era nulla da mangiare. Tra i componenti del nucleo familiare anche un minore.
I militari si sono recati immediatamente nell’abitazione e si sono trovati davanti ad una situazione di autentica emergenza. Hanno allertato i servizi sociali del Comune e i responsabili del Banco Alimentare, ma i tempi della burocrazia non coincidono con quelli della fame: la mancanza della documentazione necessaria per accedere ai sussidi ordinari ha bloccato ogni intervento istituzionale nell’immediato.
A quel punto il comandante di stazione e i suoi uomini hanno fatto una scelta dettata dal cuore e dal buon senso: hanno messo mano al portafoglio, sono andati in un negozio del paese e hanno acquistato di tasca propria generi alimentari di prima necessità, consegnandoli personalmente alla famiglia.
Quando la burocrazia ritarda, agiscono i singoli
L’episodio di Mandas è solo l’ultimo in ordine cronologico dei numerosi casi di cronaca italiana degli ultimi anni, ma colpisce con forza proprio per la sua semplicità disarmante. Non esistevano procedure d’emergenza attivabile in tempi rapidi, non c’era un fondo comunale pronto all’uso, e nemmeno un protocollo capace di rispondere a una crisi immediata. Ci sono stati in compenso degli uomini in divisa che hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte.
In Italia esiste un sistema articolato di sostegno alle famiglie bisognose, ma funziona per chi già conosce le procedure, possiede i documenti e riesce ad aspettare. Chi cade nel bisogno improvvisamente si trova al confine tra la sussistenza e il nulla, rischiando in questo modo di restare invisibile.
Il quadro nazionale: 5,7 milioni di poveri assoluti
L’episodio sardo non è una storia di marginalità estrema. È, al contrario, il riflesso di un Paese in cui la povertà si è stabilizzata su cifre comunque elevate. Secondo i dati dell’Istat relativi al 2024, le famiglie in condizione di povertà assoluta in Italia sono oltre 2,2 milioni, l’8,4% del totale, per un complessivo di 5,7 milioni di persone, pari al 9,8% della popolazione residente.
Tra le categorie più esposte figurano le famiglie con minori, quelle giovani con figli, i nuclei residenti nel Mezzogiorno e quelli composti da soli stranieri. Sempre secondo l’Istat, i redditi da lavoro spesso non bastano a mettere al riparo dalla fragilità economica. Nel Mezzogiorno l’incidenza della povertà assoluta supera il 10,5%, con oltre 886 mila famiglie coinvolte.
Nel confronto con il 2014, le famiglie in povertà assoluta sono aumentate del 42,8%. Particolarmente significativo è l’incremento al Nord, dove il numero di famiglie povere è quasi raddoppiato.
I minori le vittime principali
In crescita è anche la povertà assoluta tra i giovani in affitto dai 18 ai 34 anni, passati da 156 mila nel 2023 a 165 mila, dati che riflettono il peso del lavoro precario.
Anche al di là della povertà assoluta, si stima che almeno 10 milioni di adulti abbiano risparmi liquidi inferiori ai 2 mila euro, insufficienti a fronteggiare una perdita del lavoro o una malattia.
Un gesto, molte domande
I carabinieri di Mandas hanno fatto quello che il sistema non è riuscito a fare in tempo; si sono attivati rapidamente. Il loro gesto merita riconoscimento. Ma merita altrettanta attenzione la domanda che solleva: perché in Italia, nel 2026, una famiglia con un bambino deve chiamare una caserma per chiedere da mangiare? E perché i canali preposti all’assistenza non riescono a intervenire quando il bisogno è immediato?
La risposta non sta nella buona volontà dei singoli – che va onorata – ma nella capacità dello Stato di costruire reti di protezione che siano davvero pronte a reggere l’urto delle emergenze reali ed improvvise. Finché ciò non avverrà, saranno i gesti di generosità a tenerla insieme.
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