Partigiano o essere umano, Delia spiega la “sua” Bella Ciao
La replica della cantante dopo le polemiche: "Ci indigniamo per una parola cambiata ma i civili muoiono a Gaza e in Ucraina"
Da partigiano a “essere umano”: il Concertone è passato, le polemiche no, la cantante Delia Buglisi porta sul palco del 1° maggio una versione riveduta e corretta di Bella Ciao ma sui social impazzano le critiche. E a distanza di quasi ventiquattro ore dall’esibizione dell’artista sul web sembra proprio che non si parli d’altro. La performance ha raccolto diverse critiche e scatenato polemiche e confronti, anche accesi, specialmente a sinistra.
Da partigiano a essere umano, la Bella Ciao di Delia fa discutere
L’artista siciliana ha motivato la sua scelta con un post che è apparso sui social. In cui ha spiegato perché, invece di cantare “il fiore del partigiano” ha preferito intonare il “cuore dell’essere umano”. “Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. Essere umano era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli. Mi dispiace che il mio messaggio sia stato frainteso da una parte delle persone”.
La versione dell’artista
La cantante ha quindi proseguito: “In piazza San Giovanni, durante il concerto del Primo Maggio, ho sentito invece tanto affetto e partecipazione Io prendo una posizione chiara contro chi si arroga il diritto di togliere la vita ad altri esseri umani, oggi e sempre”. Quindi ha parlato della Sicilia. “Sei mesi fa, a X Factor, con questa canzone ho riportato alla luce una pagina nera della storia siciliana, quella dei Vespri siciliani: un vero e proprio sterminio del mio popolo. “Bella Ciao” è il simbolo di quella libertà che abbiamo bisogno di cantare, oggi e sempre, con sensibilità e coscienza”.
Ucraina e Gaza: “Ci indigniamo per una parola cambiata mentre c’è chi muore”
Delia ha poi proseguito: “Mentre ci indigniamo per una parola cambiata, da oltre quattro anni in Ucraina muoiono civili che non hanno scelto di combattere. Ci indigniamo per una parola cambiata mentre, da settimane, in Iran vengono calpestati diritti fondamentali e migliaia di persone hanno già perso la vita”. E ancora: “Ci indigniamo per una parola cambiata mentre a Gaza sta avvenendo un vero e proprio genocidio. Questa è la mia posizione: ogni essere umano deve essere rispettato, a prescindere dalla sua origine, dal suo credo e dal suo ruolo sociale”. Quindi ha concluso: “Se una canzone, ottant’anni fa, è stata simbolo di libertà, possiamo esserne fieri. E se oggi può ancora servire a stimolare una riflessione su ciò che accade nel mondo, allora ha senso cantarla.Perché, prima di tutto e sopra tutto, siamo esseri umani”.
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