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Esteri

Pazzia o caos strategy? Ecco il “caso Trump” negli Usa

Negli Stati Uniti il dibattito sulla sua salute mentale ha superato la soglia della speculazione politica per entrare in quella dell'allarme clinico e istituzionale

di Angelo Vitale -


Declino cognitivo, pazzia o strategia del caos, il “caso Trump” poco noto in Europa e Italia. Mentre i media europei rilanciano continuamente le ultime mosse della casa Bianca, negli Stati Uniti il dibattito sulla sua salute mentale ha superato la soglia della speculazione politica per entrare in quella dell’allarme clinico e istituzionale.

Non si tratta più solo di “gaffe”, ma di un fascicolo tecnico che scuote i corridoi di Washington.

Il “Rapporto Wyden” e il fronte del Congresso

Pochi sanno che il Senate Finance Committee, guidato dal senatore Ron Wyden, aveva nello scorso gennaio rilasciato un’analisi che lega le decisioni politiche di Trump non a una visione ideologica, ma a una vera e propria “stigmatizzazione delle patologie croniche”. E suggerito che il suo approccio distruttivo verso il sistema sanitario nasconda una proiezione dei propri limiti cognitivi.

Ma il vero “colpo di scena” arriva dal dem Jamie Raskin del Maryland. Ad aprile Raskin ha formalmente richiesto al medico della Casa Bianca, Sean Barbabella, un “assessment cognitivo globale”.

La motivazione? Non i tweet, ma le sfuriate prodotte durante l’Easter Egg Roll (la tradizionale festa pasquale). Il presidente avrebbe farneticato di “missioni di combattimento con i bambini”, lasciando i presenti in uno stato di shock.

I nomi dietro la diagnosi: narcisismo o demenza iniziale?

Se in Italia si parla genericamente di “pazzia” di Trump, negli Usa psichiatri del calibro di John Gartner e Jeffrey Lieberman (quest’ultimo già noto per aver sfidato la Goldwater Rule) hanno iniziato a usare termini clinici precisi nei loro report indipendenti:

Vi si parla di “confabulazione”. Trump non mentirebbe solo per calcolo, ma per riempire “buchi” di memoria con dettagli inventati sul momento. Come le bizzarre storie sui rubinetti che non erogano acqua o le finiture in foglia d’oro dei sottomarini.

E si discute di incipient dementia. Una diagnosi circola con insistenza nei circoli medici di New York. E’ basata sulla “tangenzialità del pensiero” e sulla perdita di coerenza sintattica nelle frasi lunghe.

Il retroscena di “Crazytown” e il libro segreto di Kelly

Un dettaglio emerso solo recentemente negli States riguarda l’ex capo di Gabinetto John Kelly. Fonti vicine all’ex generale rivelano che Kelly teneva sulla scrivania una copia di “The Dangerous Case of Donald Trump” come “manuale di sopravvivenza”.

Kelly definiva privatamente la Casa Bianca “Crazytown” (la città dei matti), un termine che oggi torna prepotentemente nei talk show della Msnbc ma che resta ignorato dagli editorialisti europei.

Il libro sulla scrivania di Kelly, il rapporto redato nel 2017 da decine di psichiatri. Ventisette esperti di salute mentale, divenuti 37 nella seconda edizione, sostennero che la salute mentale di Donald Trump rappresenti un pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti e del mondo.

“Sanewashing”: la colpa dei media americani

Un’analisi interessante proposta dal critico Dan Froomkin accusa i grandi network (incluso il Nyt, inizialmente) di fare “sanewashing”. Ovvero, l’atto di ripulire i discorsi incoerenti di Trump per renderli leggibili, dando al pubblico l’illusione di un leader lucido ma eccentrico, laddove l’originale sarebbe “completamente folle”. Letteralmente, batshit crazy.


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