Ecco perché secondo gli inquirenti Sempio è l’assassino di Chiara Poggi
Se i soliloqui di Andrea Sempio consegnano un quadro solamente indiziario circa l’eventualità che sia lui l’assassino di Chiara Poggi, altri elementi, secondo gli inquirenti, rappresenterebbero invece delle vere e proprie prove. A inchiodarlo, per i titolari della nuova indagine sul delitto di Garlasco, ci sarebbero il Dna compatibile con la linea paterna di Sempio trovato sulle unghie della vittima. Ma anche l’ormai nota impronta 33. Quella trovata sul muro in cima alle scale che conducono alla cantina dei Poggi, dove Chiara avrebbe ricevuto gli ultimi colpi, quelli che ne hanno causato la morte.
L’impronta 33
L’impronta, inizialmente individuata come la firma del killer già dagli investigatori che si occuparono della scena del crimine nel 2007, che a chi indaga nella nuova inchiesta avviata dalla procura di Pavia hanno descritto come “bagnata”, è poi stata scartata nel processo contro Alberto Stasi. Per molti, semplicemente perché certamente non era la sua. Adesso quella traccia, dalla quale è stato possibile individuare 15 minuzie, è tornata centrale ed è stata oggetto di ben quattro analisi separate e indipendenti. Un controllo incrociato all’esito del quale il risultato è apparso inequivocabile. Quell’impronta palmare è attribuibile ad Andrea Sempio. Per gli inquirenti, quindi, l’assassino sarebbe tornato a osservare il corpo senza vita della vittima dopo essersi lavato nel tentativo di ripulirsi dal sangue. Operazione che sarebbe avvenuta in cucina e non nel bagno, come invece forzatamente immaginato nella prima indagine, vista la presenza di capelli nel lavabo che escluderebbero sia stato utilizzato.
Il presunto movente
A completare il quadro contro Sempio, l’assenza di un alibi a partire dalle 9.12 di quel 13 agosto di 19 anni fa. Poi ci sono le tre telefonate che l’amico del fratello di Chiara ha fatto al numero fisso di casa Poggi. Nonostante fosse ben consapevole dell’assenza di Marco, in vacanza in Trentino con i genitori. Telefonate nelle quali, nella ricostruzione degli inquirenti, Sempio avrebbe chiesto a Chiara di incontrarsi. Per i pm pavesi “a fronte del rifiuto di Chiara di vederlo, Sempio si è recato direttamente a casa della vittima che lo ha fatto entrare in casa, senza preoccuparsi del fatto di essere in pigiama né tantomeno di possibili rischi”. Il movente sarebbe invece “il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati”. Quelli di Alberto e Chiara, presenti sul pc della vittima e certamente transitati anche su una sua pendrive.
I soliloqui, i diari e gli appunti buttati
Ed è a questo punto che si inseriscono i soliloqui del 38enne. Ma anche le riflessioni affidate ai diari sequestrati dai carabinieri e gli appunti che gli uomini dell’Arma hanno recuperato dalla spazzatura che Sempio ha gettato appena dopo aver saputo di essere finito nuovamente sotto la lente di ingrandimento dei magistrati. Parliamo dei primi mesi del 2025, quando alcuni dettagli dei quali lo storico amico di Marco Poggi avrebbe parlato tra sé e sé mentre era intercettato, secondo gli investigatori, non erano stati resi ancora noti. Tra questi, a quanto pare, proprio i video intimi tra i due fidanzati.
I video che avrebbero reso Sempio l’assassino di Chiara
Di certo, non era di dominio pubblico il fatto che fossero transitati su una “penna”, circostanza alla quale Sempio fa invece riferimento. A tal proposito Marco Poggi, nel corso della sua ultima audizione in procura a Pavia, ha detto di non sapersi dare una spiegazione. “Se la devo dare, l’unica plausibile, seppure assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa”, ha dichiarato. Pur poi aggiungendo che l’eventualità “mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa”.
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