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Turismo

Pilgra-merch altro che crisi, la nuova mania degli italiani in viaggio

Pilgra-Merch e souvenir: altro che crisi, la nuova mania dei viaggiatori italiani.

di Elizabeth Costello -


Pilgra-merch: cosa è

Si dice che la crisi abbia prosciugato i budget dei viaggiatori. Poi arrivano le rilevazioni di settore e spunta il Pilgra-merch, battezzato da Skyscanner come la tendenza del “cult souvenir”.

Il concetto è spietato: l’esperienza intangibile non basta più, serve il trofeo feticcio per cui valga la pena prendere un volo. E gli italiani non restano certo a guardare.

I dati che smentiscono il piagnisteo sulla crisi

I numeri ufficiali raccontano una storia molto diversa dalla solita narrazione del risparmio forzato. Secondo l’indagine eDreams, 2 italiani su 3 (66%) si dichiarano collezionisti abituali di souvenir di viaggio. Il 27% ammette persino di non rientrare mai a casa a mani vuote.

Ma la cianfrusaglia di plastica prodotta in serie è morta. Il viaggiatore moderno seleziona i propri acquisti con gelida intenzione. Il 36% sceglie l’enogastronomia tipica per portarsi a casa il gusto del territorio. Il 30% investe nell’artigianato locale e in opere artistiche. Il 49% acquista esclusivamente in base a passioni e interessi personali.

Spendere meglio, non spendere meno

La realtà è che non assistiamo a una rinuncia ai consumi, ma a una selettività spietata nella spesa.

Come evidenziano i report di settore, il turista contemporaneo cerca il valore reale. Può stare attento al cambio valuta con il “Currency Chasing” per ottimizzare il budget. Poi, spende senza esitare per un ricordo unico.

Il souvenir fisico vince ancora sul feed di Instagram perché uno schermo non può replicare la connessione tangibile con la destinazione vissuta. Insomma, altro che contrazione dei consumi. La gente continua a viaggiare e a comprare, semplicemente pretende che ne valga la pena.

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