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Giù i carburanti, sale la pressione fiscale

I dati Istat e quelli Mimit: il dibattito s'infiamma verso la Manovra

di Cristiana Flaminio -

Fila ai distributori di benzina Enilive, Roma, 28 settembre 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI


La pressione fiscale continua a salire: nel secondo trimestre di quest’anno, ossia da aprile e fino a giugno scorso, il peso di tasse, gabelle e imposte ha raggiunto la soglia (monstre) del 43,5 per cento. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la “percentuale” dell’Erario sul reddito degli italiani è aumentata di mezzo punto percentuale, pari allo 0,5%. Le brutte notizie, contenute nei dati nel conto trimestrale pubblicato ieri mattina dall’Istat, non finiscono mica qui. Già, perché se aumentano, seppur leggermente, reddito disponibile e consumi, cala la propensione al risparmio delle famiglie. Stando a quanto raccontano i numeri, il reddito delle famiglie è aumentato dello 0,4 per cento e i consumi sono contestualmente cresciuti dell’1,7 percento.

Non solo pressione fiscale

Ma la capacità di risparmiare, per gli italiani, ha subito una brusca flessione pari a una diminuzione dell1,2% rispetto al primo trimestre di questo anno. Da ciò arrivano ulteriori mal di pancia. C’è, infine, una ulteriore pessima notizia per Giorgetti: stando all’Istat, infatti, il potere d’acquisto delle famiglie è crollato di quasi un intero punto percentuale (-0,9%).

Poi, però, qualche buona notizia da snocciolare c’è. A cominciare dalla crescita del pil. Il prodotto interno lordo italiano, nello stesso periodo di tempo, è salito dello 0,2% rispetto al primo trimestre e di un intero punto percentuale (+1%) se paragonato allo stesso periodo dell’anno precedente. Tutto, dunque, sembra andare nella direzione già prospettata dagli analisti di via Cesare Balbi a settembre scorso. E, pertanto, la variazione sull’anno 2026 rimane saldamente in territorio positivo: +0,8 per cento. Allo stesso modo, sembra da ascrivere comunque a notizia positiva la discesa dell’indebitamento nette del settore pubblico (passato dal -2,1% al -2,0 per cento) mentre il saldo primario delle Ap, e cioè l’indebitamento al netto degli interessi passivi è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 3,0% (2,2% nel secondo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle pubbliche amministrazioni, hanno fatto sapere inoltre dall’Istat, è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,9% (3,3% nel secondo trimestre del 2025).

Il dibattito sul fiscal drag

Il tema della pressione fiscale è finito, inevitabilmente, nel dibattito politico. Ma pure in quello sindacale, con la Cgil che è tornata a chiedere provvedimenti seri e decisivi sul cosiddetto fiscal drag. “Tra il 2022 e il 2025, il fiscal drag è costato oltre 30 miliardi di euro ai redditi fissi, e manca ancora l’anno in corso”, ha spiegato il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Secondo cui, a pagare per tutti, sono dipendenti e pensionati. “Una situazione – ha chiosato – non più tollerabile, perché chi vive di salario o di pensione si è già brutalmente impoverito con una perdita pesantissima di potere d’acquisto: non può continuare a pagare tasse non dovute”. Insomma, tutto rientra nel dibattito sulla manovra. Su cui, al momento, vige una sola parola d’ordine: cautela. E, possibilmente, zero deficit aggiuntivo.

In calo il prezzo di diesel e benzina

E, a proposito di caro vita, torna di prepotente attualità il tema carburanti. Ieri son scaduti gli sconti sul diesel, sostituiti dalle accise mobili. Metà della rete di distribuzione italiana è “coperta” dal price cap, i prezzi alla pompa continuano a scendere. Dai numeri Mimit emerge che i costi nel fine settimana sono calati a 2,048 euro al litro per la benzina e a 2,242 euro per il diesel. Ma non durerà. E non per colpa del destino cinico e baro. No. Per una considerazione più semplice di quella di prendersela con gli astri. Le misure, infatti, rimarranno in vigore fino alla fine di ottobre. Dopo, chissà. Proprio per non lasciarsi trovare impreparati, al governo stanno pensando di chiedere una collaborazione ancora più stretta alle compagnie energetiche.

Il nodo accise e quello della raffinazione

Nei prossimi giorni c’è il tavolo con il comparto della raffinazione, a cui il Mimit retto dal ministro Adolfo Urso chiederà di aumentare la produzione nazionale nella speranza che, a fronte di più prodotto, i prezzi calino da sé. Contestualmente, a RaiNews24, il ministro ha pure affermato che l’esecutivo è al lavoro per trovare un metodo utile a prolungare gli “sconti” ai consumatori. “Il ministro dell’Economia è al lavoro per quanto riguarda le accise mobili, nel restituire l’extragettito dell’Iva, così realizzato, ai consumatori. Nel contempo – ha aggiunto Urso – stiamo lavorando, da governo previdente, determinato e responsabile, affinché la scontistica molto importante e significativa sui carburanti che hanno realizzato le compagnie petrolifere in Italia sia prorogata nel tempo”. Di più, “ovviamente” non si può dire. “E’ un lavoro quotidiano, che va condotto come comprensibile in modo riservato”, ha spiegato il titolare del Mimit.


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