Protezione solare, la scelta giusta passa dalla pelle e dalle abitudini
I prodotti migliori? Sono quelli che utilizziamo. Sembra banale e invece...
Meritxell Martí Castanyer, farmacista ad Andorra e formulatrice della linea di integratori Unique, diventata famosa per aver curato per anni un Blog dedicato alla salute sul periodico spagnolo ¡HOLA!, ci spiega quale sia la protezione solare migliore per abbronzarci in sicurezza.
«Quando si consiglia un fotoprotettore, per me c’è un criterio fondamentale: che la persona lo usi davvero. Non serve a molto consigliare un prodotto eccellente se poi, per la sua consistenza, per la sua finitura o semplicemente per mancanza di comfort, non viene applicato in modo costante. Pertanto, la scelta deve sempre adattarsi al tipo di persona e alle sue abitudini, oltre che al tipo di pelle e all’ambiente in cui trova. Un errore che molti fanno nella scelta del solare giusto è quello di utilizzare un livello di protezione inferiore a quello effettivamente necessario, ma il livello è determinato dal fototipo, non dalla nostra personale idea di cosa sia una “bella abbronzatura”.
Inoltre, sono in tanti a ritenere di proteggersi correttamente, quando in realtà usano una quantità insufficiente di prodotto, o non rinnovano l’applicazione ogni qualvolta sia necessario, il che riduce significativamente l’efficacia. Alcuni poi preferiscono formule molto “naturali” o filtri esclusivamente fisici, pensando che saranno sempre l’opzione migliore, ma succede che magari smettano di usarle o ne usino meno perché sono formulazioni difficili da stendere, dense o che lasciano un residuo bianco molto visibile. Alla fine, il miglior fotoprotettore è quello che la persona applica correttamente, nella giusta quantità e in modo costante».
Ma quali sono le novità, a livello formulativo?
«Dal punto di vista farmaceutico, credo che le formule ibride rappresentino uno dei progressi più interessanti, perché offrono un equilibrio molto coerente tra efficacia, tollerabilità ed esperienza sensoriale: una consistenza più piacevole facilita notevolmente l’uso, migliorando la frequenza di applicazione. Se dovessi sottolineare il progresso più rilevante nella fotoprotezione negli ultimi anni, citerei senza dubbio l’evoluzione delle texture. Oggi sappiamo che non è sufficiente che un fotoprotettore protegga con efficacia, ma anche che si assorba con facilità, che sia davvero trasparente, inodore, con trame leggere e volatili. Il grande passo avanti non è quindi solo tecnologico, sull’efficacia del filtro, ma sta anche nella capacità di formulare prodotti che le persone vogliono davvero usare ogni giorno: si tratta di adattare la raccomandazione che il farmacista può dare sulla “protezione ideale” anche allo stile di vita di ciascuno e alle reali esigenze della sua pelle».
In caso di una pelle “problematica”, come scegliere?
«Nei pazienti con patologie cutanee il fotoprotettore deve essere scelto con molta attenzione, per non peggiorare il quadro clinico. Nella rosacea, ad esempio, l’esposizione al sole di solito aggrava i focolai, quindi è conveniente scegliere fotoprotettori minerali micronizzati o colorati, di solito particolarmente ben tollerati. Nel melasma, invece, la protezione deve essere molto alta e costante e, in questi casi, i fotoprotettori con colore e ossidi di ferro aiutano a proteggere meglio dalla luce visibile. A volte il sole sembra migliorare temporaneamente la pelle per il suo effetto astringente e antinfiammatorio, ma a medio e lungo termine il problema di solito peggiora: conviene scegliere fotoprotettori oil-free, non comedogenici, leggeri e facili da stendere e far assorbire. Credo, in definitiva, che sia la costanza di utilizzo a fare la differenza anche in tema di fotoprotezione, per poter cogliere solo il meglio del sole».
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