Qui Bruxelles… Identità, tra Italia ed Europa: lo sguardo di un patriota “di frontiera”
Qui Bruxelles… la nuova rubrica di Alessandro Butticé
Vivendo all’estero da decenni, tra Bruxelles e l’Italia, mi colpisce sempre una cosa: la distanza tra come il nostro Paese viene percepito fuori e come viene raccontato dentro. È da questa consapevolezza che nasce questa nuova rubrica settimanale, “Qui Bruxelles…”, con cui proverò a condividere uno sguardo diverso, da “italiano-europeo”, su ciò che accade.
Osservando l’Italia dall’esterno, emerge una realtà spesso più solida di quanto noi stessi siamo disposti ad ammettere. In molti Paesi europei si riconosce che, pur tra difficoltà evidenti, l’Italia ha saputo reggere meglio di altri a crisi complesse. E anche sul piano politico, figure come Giorgia Meloni, inizialmente accolte con prudenza, stanno guadagnando rispetto per pragmatismo e credibilità internazionale.
Poi però apro certi media italiani e trovo una narrazione completamente diversa. Un racconto spesso disfattista, a tratti perfino compiaciuto nel dipingere tutto nero. È una contraddizione che non smette di sorprendermi: mentre fuori veniamo osservati con crescente attenzione e, talvolta, con rispetto, dentro continuiamo a raccontarci come un Paese irrimediabilmente perduto.
Questo scollamento, a mio avviso, non è solo mediatico. È prima di tutto una crisi di identità. Un tema che attraversa tutta la mia vita e che ho cercato di raccontare anche nel mio libro “Io, l’Italia e l’Europa”. Da anni mi definisco un patriota italiano ed europeo: una definizione che non è uno slogan, ma una sintesi della mia esperienza personale e professionale.
Per me, il patriottismo non è mai stato cieca esaltazione. È amore per la propria patria accompagnato da spirito critico. È la capacità di difendere l’Italia in Europa e, allo stesso tempo, difendere l’Europa in Italia. Perché sono convinto, e l’ho scritto chiaramente, che non possa esistere un’Italia davvero libera, sicura e forte al di fuori di un’Europa unita, così come non può esistere un’Europa senza il contributo dell’Italia .
Eppure, proprio questa consapevolezza sembra spesso mancare nel dibattito nazionale. In un momento storico così delicato, segnato da tensioni geopolitiche e trasformazioni profonde, servirebbe almeno un minimo di unità sulle questioni fondamentali. Non un unanimismo forzato, ma la capacità di riconoscere un interesse comune superiore.
Invece continuiamo a dividerci su tutto. Anche su ciò che altrove viene considerato patrimonio condiviso. È una dinamica che ho definito provocatoriamente “Pulcinellopoli”: non per offendere qualcuno, ma per descrivere un’Italia che troppo spesso fatica a prendersi sul serio, che si perde in polemiche sterili e che confonde la critica con la demolizione sistematica.
Ma sarebbe un errore fermarsi a questa immagine. Perché accanto a questa Italia ce n’è un’altra. Quella che ho avuto il privilegio di rappresentare e far conoscere anche a Bruxelles. Un’Italia fatta di competenze, serietà, capacità di innovare. Un Paese che, quando vuole, sa essere all’altezza delle sfide più complesse.
È questa Italia che all’estero viene vista. Ed è questa Italia che dovremmo imparare a riconoscere anche noi stessi. Con questa rubrica proverò, settimana dopo settimana, a raccontare proprio questo: l’Italia vista da Bruxelles. Senza sconti, ma anche senza complessi. Con quello sguardo che solo chi vive tra due mondi può avere: quello di chi ama profondamente il proprio Paese, ma ha imparato a osservarlo anche con il distacco necessario per comprenderlo davvero.
Perché, in fondo, l’identità non è qualcosa di immobile. È un equilibrio continuo tra ciò che siamo, ciò che pensiamo di essere e ciò che gli altri vedono in noi. E forse è arrivato il momento di riallineare questi tre piani.
Da qui. Da Bruxelles. “Qui Bruxelles…”, appunto.
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