Rocchetta nel mirino dell’Antitrust: lo spot con la Hunziker promette miracoli che l’acqua non può fare
La pubblicità sotto accusa
C’è un’acqua minerale che depura il corpo, idrata la pelle ed è grande amica della linea e trasforma chi la beve in qualcuno di più bello e più sano. O almeno, è questa l’impressione che lascia la campagna televisiva di Rocchetta, attualmente in onda sulle principali reti italiane con Michelle Hunziker come testimonial. Nello spot, la conduttrice elenca una serie di virtù quasi terapeutiche e miracolose del prodotto, per concludere con lo slogan “Rocchetta, acqua della salute. Puliti dentro e belli fuori.” Affermazioni evocative, senz’altro efficaci dal punto di vista commerciale, ma prive di qualsiasi fondamento scientifico esclusivo.
Il Fatto Alimentare ha depositato un nuovo esposto sia presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) sia presso l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), chiedendo un intervento concreto e rapido contro messaggi ritenuti fuorvianti per i consumatori.
Cosa dice la medicina?
La contestazione si concentra su alcuni claim precisi. Il primo riguarda la definizione “super leggera”: l’acqua Rocchetta presenta un residuo fisso di 178 mg/l, un valore che la esclude categoricamente dalla classe delle acque minimamente mineralizzate, le quali devono attestarsi sotto i 50 mg/l per essere tecnicamente definite “leggere”. Il secondo punto critico è l’affermazione “mi depura”: dal punto di vista medico, infatti nessuna acqua minerale ha proprietà depurative proprie. L’acqua supporta sì, il corretto funzionamento renale e contribuisce all’idratazione dell’organismo, ma si tratta di effetti fisiologici comuni a qualsiasi altra acqua minerale, non di una prerogativa esclusiva di un determinato marchio.
Quanto allo slogan “acqua della salute”, esso non trova alcuna copertura normativa né scientifica riconosciuta: il Codice del consumo vieta espressamente di attribuire ad un determinato alimento benefici per la salute in assenza di autorizzazioni ministeriali specifiche e di prove cliniche adeguate.
Rocchetta e il record di censure
Ciò che distingue questa vicenda da una semplice disputa pubblicitaria è la sua dimensione storica. Cogedi International S.p.A., proprietaria dei marchi Rocchetta e Uliveto, accumula censure da parte di Iap e Agcm dal 2004, anno della prima ingiunzione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. Con il provvedimento n. 1/2025 del gennaio scorso – che contestava l’associazione tra Rocchetta e la prevenzione dei calcoli renali, priva di adeguato supporto scientifico – il totale dei provvedimenti di condanna ha raggiunto quota otto. Nel 2013 l’Agcm era intervenuta con una multa di 130 mila euro.
Eppure il marchio ha continuato imperterrito a riproporre, negli anni, le stesse affermazioni, affidandole di volta in volta a testimonial diversi: da Alessandro Del Piero a Maria Grazia Cucinotta, fino alla Hunziker.
Sanzioni inefficaci
Il problema principale è economico prima ancora che giuridico. Uno spot televisivo da trenta secondi, a seconda della rete e della fascia oraria, può costare tra i 25 mila ed i 100 mila euro. Una sanzione dello stesso ordine di grandezza, per un’azienda con budget pubblicitari di quella scala, non costituisce un deterrente: viene assorbita come ordinaria spesa di marketing e lo spot continua ad andare in onda. È esattamente questo meccanismo che l’esposto punta ad estirpare.
La richiesta formulata all’Agcm e allo Iap è duplice: introdurre sanzioni proporzionate al volume del budget pubblicitario investito, così da rendere l’illecito economicamente svantaggioso, e prevedere al tempo stesso l’obbligo di “annunci correttivi” con cui l’azienda informi esplicitamente i consumatori che il proprio prodotto non vanta proprietà superiori rispetto a qualunque altra acqua minerale in commercio. Finché le regole resteranno quelle attuali, il calcolo di convenienza non cambia – e i messaggi scorretti continueranno a raggiungere milioni di telespettatori.
Torna alle notizie in home