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Attualità

Scende il rischio povertà, non il lavoro povero

di Cristiana Flaminio -


Scende, in Italia, il rischio di povertà. Epperò rimane il (grande) tema del lavoro povero. Che affligge un lavoratore su dieci. Percentuale che s’impenna, raggiungendo e anzi superando addirittura il 25%, tra quelli di origine straniera. L’Istat, nella giornata di ieri, ha diramato il report sulle condizioni delle famiglie. I numeri sono, una volta tanto, un po’ più positivi. Perché il pericolo dell’esclusione sociale scende, seppur leggermente, rispetto al 2024. La quota sociale degli italiani o dei residenti in Italia che si trova a rischio povertà, in stato di grave deprivazione materiale e sociale oppure che vive un rapporto di lavoro a bassa intensità è scesa al 22,6%.

I numeri Istat del rischio povertà

Ancora troppo alta, intendiamoci. Però la buona notizia è che, rispetto al 2024, è calata di un mezzo punto percentuale (un anno fa era al 23,1%) che fa ben sperare. O, almeno, avrebbe fatto ben sperare se, nel frattempo, non fosse insorto il nuovo cigno nero della guerra in Medio Oriente che, oltre a seminare il panico, sta già sortendo effetti gravi in tutto il mondo. Il problema è che le buone notizie portano sempre con sé quelle che sono un po’ meno belle. Ecco, tra i numeri Istat emerge il dato (inquietante) del progressivo impoverimento degli italiani. Rispetto al 2007, quindi vent’anni fa suppergiù, il reddito in termini reali ha lasciato sul terreno quasi il 5 percento, per la precisione il 4,9%. Oggi il reddito medio delle famiglie italiane ammonta a 39.501, in salita rispetto al 2023 (+5,3% in termini nominali, +4,1% in quelli reali). Ma il nodo è e rimane sempre quello della distribuzione della ricchezza. Che appesantisce un trend che sta già comportando effetti sanguinosi sul futuro del Paese: le famiglie con figli rischiano, molto di più, di finire sotto la soglia di povertà.

Fare figli non conviene

L’Istat riferisce che l’incidenza del rischio è più alta per i monogenitori (31,6%), per le coppie con tre o più figli (30,6%). Rimane importante pure per i single e per le persone sole: 28,6%. Specialmente per gli anziani pensionati, in questo caso sfiora il 30 per cento. Per le coppie con un figlio, il rischio di povertà o esclusione sociale rimane contenuto (17,4%) e al di sotto della media nazionale (22,6%), mentre per le coppie con due figli sale al 20,6%. Insomma, c’è più di qualcosa su cui riflettere. Anche perché, all’orizzonte, i tempi che si stanno affacciando appaiono tutt’altro che rosei. Un avviso era arrivato già a febbraio. Le vendite, come recita il report pubblicato ieri sui consumi dagli analisti di via Cesare Balbi, sono in calo. Così come i consumi. Gli italiani stanno stringendo la cinghia. Temono nuovi scossoni, e le mattane di Trump in Iran sembrano aver dato loro ragione. Il carovita potrebbe azzannare, come nell’estate del 2022, le famiglie già alle prese con un ménage sempre più difficile da far quadrare.

Lavoro povero: tutto invariato (purtroppo)

E per un italiano su dieci, farlo, è ancora più difficile. Già, perché il fenomeno del lavoro povero è lungi dall’essere sconfitto. Il dato 2025 è pari al 10,2%. Suppergiù stabile rispetto al 2024, quando l’indice si attestò al 10,3%. Sono le donne, più degli uomini, a rischiare la povertà lavorativa (11,7% rispetto all’8,2%). E poi gli stranieri: sono addirittura il 25,9%. E, a questo punto, non possono non venire in mente le inchieste, le indagini, le scoperte sul funzionamento (e sui magri, magrissimi) compensi di pezzi interi dell’economia, dal delivery fino alla moda.


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