Sicilia, laboratorio elettorale per il futuro del centrodestra
Nell'Isola una doppia sfida dopo l'asse FdI-ScN
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani
I tasselli del puzzle politico italiano continuano a ricomporsi lungo l’asse strategico che collega Roma e Palermo. La Sicilia, storicamente laboratorio e termometro delle dinamiche elettorali nazionali, si conferma il vero e proprio perno attorno a cui ruotano gli equilibri.
Sicilia, la doppia sfida
Ma la partita che si sta giocando sull’Isola è caratterizzata da una complessa doppia sfida. Da un lato i consensi e i seggi siciliani risultano indispensabili per l’esito delle prossime elezioni politiche. Dall’altro rimane del tutto aperto il nodo su quale futuro politico si prospetti per la governance della Regione.
Non è un caso che persino un battitore libero ed esperto tattico come Matteo Renzi, chiacchierando ieri con i giornalisti nei corridoi del Senato, abbia riconosciuto la centralità dell’operazione, definendo l’intesa della premier Giorgia Meloni con Cateno De Luca come una mossa “intelligente”, proprio perché “la Sicilia è fondamentale”.
Schifani blindato da Tajani
A Palazzo d’Orleans, il governatore Renato Schifani appare finora blindato dal segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani. Una protezione ferrea, calcolata per scongiurare il rischio di una successione anticipata e traumatica che trascinerebbe la Regione a urne premature prima della scadenza naturale.
Tuttavia, sotto la superficie della giunta di centrodestra, le grandi manovre per il post-Schifani sono già ampiamente iniziate e fanno scintille. A sparigliare le carte e a riaprire la contesa è stato il clamoroso asse tra Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord. L’intesa tattico-elettorale promossa a Roma — fortemente caldeggiata dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e benedetta dal presidente del Senato Ignazio La Russa – ha garantito alla creatura di Cateno De Luca l’ingresso formale alla Camera dei Deputati attraverso la componente del Gruppo Misto.
L’asse FdI-ScN
Un accordo decisivo in chiave nazionale: l’apporto dei voti di De Luca diventa la chiave di volta per superare la soglia del 42% prevista dalla nuova legge elettorale “Stabilicum” e far scattare il premio di maggioranza per il centrodestra.
Un sostegno così pesante sulle politiche nazionali, però, prima o poi andrà ricambiato sul tavolo regionale. Cateno De Luca non nasconde le proprie ambizioni – lo ha detto al nostro quotidiano -, dichiarandosi apertamente in corsa per la carica di presidente della Regione Siciliana.
Nel frattempo, il leader autonomista procede a marce forzate nel rafforzare il proprio radicamento d’aula e di territorio. L’ultimo segnale di forza si è consumato all’Ars con l’acquisizione di Andrea Messina, deputato regionale ed ex esponente della Democrazia Cristiana, che ha lasciato il partito d’origine per schierarsi al fianco di De Luca, allargando il peso di Sud chiama Nord a Sala d’Ercole.
Sullo sfondo delle manovre di successione si rincorrono anche i nomi dei possibili pretendenti alla candidatura governativa, tra cui il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Ma la figura dell’esponente forzista riscontra forti resistenze e il veto di Fratelli d’Italia, decisa a fare valere il proprio peso di primo partito dell’Isola.
Dal canto suo, Forza Italia non ha alcuna intenzione di cedere lo scettro. Lla Sicilia rappresenta da sempre la roccaforte storica del partito berlusconiano, forte del 14,7% ottenuto alle regionali del 2022 e dell’exploit del 23% alle ultime europee. La contesa si preannuncia serrata, in un gioco di veti incrociati. Un rebus la cui soluzione diventa sempre più determinante.
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