Populismo speculare: dalle “bimbe di Conte” alle “bimbe di Vannacci”
Dai sondaggi Ipsos e YouTrend emerge il travaso perfetto: l'elettorato di protesta molla il MoVimento 5 Stelle per seguire il Generale Vannacci
I talk show alimentano la finzione della Destra pura; i registri politici di questo luglio 2026 e i tabulati d’aula a Bruxelles la smentiscono. Il neonato partito Futuro Nazionale capitalizza nei sondaggi un rotondo 6,4% (rilevazione YouTrend), una scalata virtuale costruita interamente sulla retorica dell’intransigenza identitaria contro i “compromessi” di Forza Italia. Eppure, gratta gratta, la vernice della destra sovranista si scrosta in un attimo.
Quando si passa dal marketing delle piazze ai dati oggettivi delle intenzioni di voto, il purismo si scioglie: il Generale e i suoi premono lo stesso bottone di voto della sinistra radicale e dei Cinque Stelle. Ma il vero capolavoro non è nei corridoi del Parlamento europeo. È nell’analisi sociologica dell’elettorato potenziale, dove si registra il travaso perfetto: il passaggio dalle “bimbe di Conte” alle “bimbe di Vannacci”. Quando il populismo smette di essere un’effimera protesta per farsi radicalismo istituzionale, il passo verso l’animalesco è un attimo.
I dati Ipsos e YouTrend delle ultime settimane fotografano un’omogeneità strutturale e comportamentale impressionante tra i due mondi. Cambia il testimonial, non il target.
La mappa del risentimento e la fretta di sfasciare tutto
L’ultimo monitoraggio Ipsos parla chiaro: il massimo appeal di Futuro Nazionale si concentra tra operai, disoccupati e le fasce economiche più fragili delle province. Non è il profilo della Destra produttiva, ma la mappa del risentimento sociale che nel 2018 decretò il boom del M5S e che oggi si aggrappa alla divisa del Generale, rifiutando ogni complessità. Chiunque introduca dati o mediazione viene bollato come “traditore” da una tifoseria che disumanizza l’avversario a colpi di meme.
Oltre un terzo di questo elettorato (35%) arriva dall’astensionismo, pronto a votare un linguaggio anti-sistema che logora senza costruire. La conferma arriva da YouTrend: questo bacino è in assoluto il più propenso a pretendere il voto anticipato (37%) e spera nel crollo dell’esecutivo, muovendosi con logiche da opposizione dura.
Il cortocircuito d’aula e il bluff delle finte proposte liberali
Gli attacchi alla linea moderata coprono il vuoto programmatico di Vannacci e l’invidia per l’agenda di crescita del Centrodestra di Governo, in un panorama in cui gli estremisti non hanno idee o le copiano. L’esempio più grottesco è Elly Schlein che su Repubblica ha tentato di fingersi paladina del libero mercato, plagiando la proposta di Antonio Tajani di mobilitare 1700 miliardi di risparmi degli italiani per lo sviluppo. Un travestimento inutile: il DNA del PD resta statalista e la sua ala radicale ne neutralizza ogni apertura a colpi di patrimoniali e ostilità all’impresa.
È qui che gli estremi si toccano: di fronte alla concretezza liberale di Forza Italia, Vannacci e Schlein si rivelano facce della stessa medaglia. La Sinistra è paralizzata dai veti massimalisti, mentre il Generale compensa lo zero assoluto di idee aggredendo il mercato, senza intercettare un solo voto progressista ma limitandosi a cannibalizzare l’area conservatrice. Una convergenza demagogica che a Bruxelles si fa fattuale: sul no agli aiuti all’Ucraina e sul pacchetto Chat Control, i parlamentari di Vannacci premono lo stesso identico bottone di Conte e della sinistra radicale.
La parabola si chiude qui. Quando la complessità reale viene filtrata con la superficialità di chi impara la storia sui fumetti, la democrazia smette di essere confronto e si riduce a una deriva a vista, guidata dagli istinti ferini della piazza digitale. Questa capitolazione culturale non produce soluzioni di governo, ma solo il miraggio di un martirologio permanente
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