Buonanotte piccolino e sonni d’oro: app e soluzioni alternative per le notti insonni
C’è un momento nella vita di ogni neo genitore in cui le certezze vacillano: si smette di credere nella scienza, si diffida della pedagogia dei consigli dei nonni e delle educatrici del nido, e si prende seriamente in considerazione l’idea di affidarsi a uno sciamano, a un guru o a un santo, a seconda delle proprie simpatie religiose.
Di solito questo accade alle 4 del mattino, con un bambino che non ha intenzione di dormire e un genitore che non ricorda più neanche come si chiama…
Il sonno nella prima infanzia rappresenta uno dei territori educativi più complessi, soprattutto perché non è solo un bisogno biologico da soddisfare, ma un processo evolutivo in continua trasformazione: spesso scarso, frammentato e costellato di risvegli notturni. Molti genitori, direi tutti, tra stanchezza e senso di colpa, faticano a gestire la situazione. Si vive come zombie, e l’unico pensiero fisso è riuscire a recuperare un briciolo di lucidità.
La promessa dei consulenti del sonno
È proprio in questi momenti, mentre si chiede a Google quanto un adulto possa sopravvivere senza dormire, che arriva l’illuminazione! App che insegnano a dormire, rumori bianchi, microdosi di melatonina, ma soprattutto consulenti del sonno pediatrico. Quasi ci si commuove a leggere i risultati e, prima di pensarci troppo, si prende un appuntamento.
Sì, perché la nuova tendenza è affidarsi a uno sleep coach capace di restituire, almeno così promette, il sonno ai piccini e notti tranquille ai genitori. Ci si incontra quasi sempre online: il coach compare nello schermo, avvolto in un alone di luce mistica, e costruisce routine quotidiane per i nostri bambini: orari regolari di nanna e risveglio, momenti di rilassamento prima di dormire, sequenze coerenti delle attività serali e strategie per gestire i risvegli, in modo da creare un ritmo prevedibile e rassicurante.
Una consulenza può costare dai 150 ai 400 euro e, per molti genitori, è un investimento per la propria sanità mentale oltre che per il benessere del figlio. Il fenomeno è affascinante: in molte famiglie la notte torna a essere un’oasi di pace.
Il sonno dei bambini cambia continuamente
Tuttavia, nei primi anni il sonno è in continua evoluzione, perché il cervello e i ritmi biologici del bambino stanno ancora maturando e non diventa davvero stabile e prevedibile prima dei 3-4 anni.
E se fosse proprio il nostro bambino a spiegarcelo? Cosa ci direbbe? “La notte mi fanno male i denti che stanno spuntando, la pancia fa le bolle, ho mangiato qualcosa che il mio stomaco minuscolo non ha ancora capito come gestire. A volte mangio poco e poi ho ancora fame!”. Succede: si cresce a una velocità che anche per noi adulti è difficile seguire.
Un bambino troppo stanco può avere difficoltà a calmarsi, e il suo cervello, invece di spegnersi, si accende come una festa di paese. E poi c’è un altro dettaglio che spesso sfugge: là fuori c’è il mondo, gigantesco, pieno di luci, suoni, volti, colori, voci. Lui lo sta scoprendo ora, e dormire sarebbe uno spreco…
Ma un dubbio si insinua: possibile che per secoli intere generazioni siano cresciute tra culle improvvisate, ninne nanne stonate e una buona dose di tentativi ed errori, e che ora, davanti a un risveglio alle tre del mattino, servano un protocollo certificato, un’app sul telefono e magari anche una consulenza personalizzata?
Insomma, mentre i nostri nonni e genitori affrontavano le notti insonni con rassegnazione, oggi c’è un intero mercato pronto a offrire soluzioni scientifiche e personalizzate per ogni pianto e risveglio. La cosa certa è che un genitore che condivide il proprio disagio si sente ascoltato e spesso compreso, e questo è già un fatto. Ciò che conta davvero, poi, è che qualcuno, da qualche parte, riesca a dormire almeno un paio d’ore di fila!
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