Il Congresso spagnolo affonda i decreti sulla casa e apre la crisi politica più grave dell’era Sanchez
La destra, con l'appoggio decisivo di Junts, boccia le misure sull'emergenza abitativa. La Moncloa valuta elezioni anticipate
Il Congresso spagnolo ha bocciato entrambi i decreti del governo Sanchez sull’emergenza abitativa, segnando una sconfitta politica di portata storica per l’esecutivo. Il primo, quello che conteneva il blocco degli sfratti dei vulnerabili fino al 2030, limiti agli acquisti dei fondi speculativi, incentivi per la prima casa e programmi di edilizia a canone accessibile, è stato respinto con 172 voti a favore e 178 contrari, grazie all’asse formato da Partito Popolare, Vox e i sette deputati di Junts per Catalunya. Il secondo, che prevedeva il rinnovo automatico dei contratti d’affitto fino al 2028, è stato bocciato con 166 sì e 184 no, con l’aggiunta del voto contrario del Partito Nazionalista Basco (PNV) e di Coalicion Canaria.
La rottura consumata da Junts, che fino a pochi mesi fa era interlocutore decisivo della fragile maggioranza Psoe-Sumar, certifica la fine dell’asse progressista che ha retto la legislatura. E apre un vuoto politico che la Moncloa non nasconde. Secondo fonti riportate da elDiario.es, il premier starebbe valutando elezioni anticipate il 29 novembre, anche se ufficialmente si invita alla “calma” e a una fase di “riflessione” nel fine settimana.
Junts: “Il decreto alimenta una falsa speranza”
La posizione di Junts è stata durissima. La portavoce Miriam Nogueras ha accusato il governo di “ingannare la gente” e di aver scritto norme che “non frenano gli sfratti né impediscono la speculazione”, sostenendo che dall’entrata in vigore dei decreti “oltre 4.000 abitazioni sono state ritirate dal mercato” . Per il partito di Carles Puigdemont, le misure avrebbero “l’effetto contrario”: meno offerta e prezzi più alti.
La forza politica ha chiesto all’esecutivo di ritirare i decreti e riscriverli “a porta chiusa”, ma ha incassato un rifiuto. Pedro Sanchez, intervenuto personalmente in Aula, ha lanciato un appello drammatico: “Vi chiedo di pensare alla gente comune. Se oggi i decreti decadono, il danno sarà immenso. La storia vi giudicherà prima di quanto pensiate”.
La piazza assedia il Parlamento
La bocciatura è stata immediatamente accompagnata da un’ondata di protesta. Fuori dal Congresso, nella Carrera de San Jeronimo, gli attivisti dei Sindacati degli Inquilini e migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol hanno urlato: “I vostri profitti, la nostra miseria!” e “Sciopero generale!”. La mobilitazione è cresciuta dopo lo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal, diventato simbolo nazionale della crisi abitativa. Da sabato, la piazza è occupata stabilmente. Ieri sera, in decine di città, da Barcellona a Cordoba, si sono tenute caceroladas per chiedere l’approvazione dei decreti. Nel Congresso, alcuni attivisti hanno lanciato octavillas dalla tribuna.
Una crisi politica che può precipitare
La sconfitta parlamentare non è solo legislativa, ma politica. Il governo perde la sua maggioranza di investitura e vede incrinarsi l’alleanza con Junts, già instabile dopo mesi di negoziati. Podemos, ERC, Bildu, BNG e altre forze della sinistra hanno sostenuto il primo decreto, ma non è bastato. La ministra della Casa, Isabel Rodriguez, ha definito la giornata “molto grave”, mentre il primo ministro ha ribadito che “il governo non farà un passo indietro nella lotta per il diritto alla casa” .
La domanda ora è se la legislatura può continuare. La risposta, secondo molti analisti spagnoli, è no. La Moncloa valuta il voto anticipato, mentre la piazza prepara lo sciopero generale. Il governo Sanchez è entrato nella sua fase più delicata.
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