Il Volto di Instagram
Filtri, creator e nuovi standard estetici: come i social hanno trasformato il nostro rapporto con la bellezza
Immagine generata con l'Ia
Gli standard estetici ovviamente non nascono con Instagram. Cinema, televisione, moda e pubblicità hanno sempre proposto modelli di bellezza. Ma con il nuovo Social qualcosa è cambiato. Non abbiamo più soltanto guardato la bellezza degli altri: abbiamo iniziato a costruire la nostra.
Instagram Face e Snapchat Dysmorfia: dal filtro al Volto ideale
Nel 2019 questo concetto prende un nome: “Instagram Face” coniato in un celebre articolo della Tolentino nel New Yorker del 2019, dove descrive l’emergere di un volto “quasi cyborg”: zigomi alti, labbra piene, naso piccolo e affilato, pelle levigata. Un’estetica che non appartiene a un’etnia o a una persona specifica, ma è il prodotto ibrido di filtri, editing e chirurgia che si rincorrono a vicenda.
“Snapchat Dysmorphia”, termine gemello, nasce quando alcuni pazienti di chirurgia estetica iniziano a mostrare al loro dottore, non più un naso di una celebrità da imitare, ma una loro foto filtrata, editata secondo il loro gusto, un gusto che però assomiglia a quello di tanti altri, perchè, in effetti, gli standard sono sempre gli stessi.
Soddisfazione o ossessione?
Uno studio recente pubblicato su Aesthetic Surgery Journal ha correlato l’uso di filtri e la ricerca di procedure estetiche con sintomi di disturbo da dismorfismo corporeo (BDD) e con la fiducia nel proprio corpo.
Sicuramente magri, o muscolarmente “giusti”, nè troppo né troppo poco. Andare in palestra o fare pratiche per migliorare il proprio fisico diventa un dovere.
Ma quella ragazza o ragazzo che ha appena terminato la sua sessione di corsa su quel – ormai famoso – tappetino rullante che potrebbe rullare all’infinito, cosa pensa davvero? Siamo semplicemente soddisfatti del nostro obiettivo oppure vittime di qualcosa di più grande?
Meta sotto accusa: un ideale difficile da cancellare
Nel 2023 diversi stati americani hanno fatto causa a Meta per attività ritenute “psicologicamente manipolative”, inclusi i filtri di bellezza, accusati di promuovere dismorfismo corporeo e disturbi alimentari nei minori. Il MIT Technology Review ha intervistato esperti sul tema, con un dato molto importante: il 61% degli intervistati in un sondaggio ha dichiarato che i filtri di bellezza li fanno sentire peggio con se stessi.
Così Instagram stesso bandisce non del tutto, ma in maniera consistente filtri e piattaforme partner nate per crearli. La ricerca di quell’ideale estetico però rimane lì come un’idea innestata in un sogno, peccato che questa volta non ne sia Di Caprio l’artefice.
Dal Covid all’era dell’IA: l’evoluzione frenetica dell’estetica social
Con l’arrivo del Covid Instagram diventa anche una piattaforma di shopping. Dulcis in fundo, come monetizzare l’ideale? Semplice: vendere migliaia di prodotti diversi tra make-up, strumenti beauty, procedure e metodi utili per assomigliare sempre di più a quel selfie modificato.
Da qui nascono anche movimenti di reazione. Creator che pubblicano: posed vs unposed, Instagram vs reality, make-up vs no make-up…
E quindi il social che aveva contribuito a creare l’immagine perfetta diventa anche il luogo in cui quella perfezione viene smontata. Ma anche la “bellezza autentica” è diventata un’estetica social?
Perché oggi persino il contenuto: “Guardate, ho cellulite anch’io!” può essere studiato, illuminato perfettamente, montato, sponsorizzato e trasformato in personal branding.
Oggi però siamo davanti a un altro cambiamento. Se prima Photoshop modificava le immagini delle modelle e Instagram ha dato a tutti la possibilità di modificare la propria, con l’intelligenza artificiale possiamo andare ancora oltre: possiamo creare una versione di noi stessi che quasi non esiste. Più giovani, più magri, con una pelle perfetta o con lineamenti completamente diversi.
Il prezzo della perfezione
Instagram non ha inventato gli standard di bellezza, ma sicuramente ha cambiato il modo in cui ci confrontiamo con loro. E con l’intelligenza artificiale il confine tra ciò che siamo e ciò che possiamo sembrare diventa ancora più sottile.
Se continuiamo a modificare la nostra immagine e a confrontarci ogni giorno con volti sempre più perfetti, forse il problema non è più solo la volontà di apparire più belli, ma il rischio di perdere lentamente la percezione di ciò che è reale.
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