Il miraggio della clava fiscale e la lezione di Forza Italia ai demagoghi
Dai carburanti al caso IA a Reggio Calabria: come la linea di Forza Italia smonta lo statalismo punitivo e le bufale della demagogia
Tanto tuonò che non piovve. O forse, a voler leggere la realtà senza le lenti deformanti della propaganda, ha semplicemente prevalso il buon senso. Quello fondato sul libero mercato, sulle relazioni industriali e sul pragmatismo liberale, al cospetto di una retorica giustizialista che continua a vedere nell’impresa un nemico da punire e nella piazza virtuale il sostituto della politica reale.
Sulla partita energetica, il collasso della narrazione statalista è ormai nei fatti. Per mesi le opposizioni hanno intonato il solito solfeggio ideologico sulla tassazione degli extraprofitti, invocando scorciatoie punitive come se l’economia fosse un tabellone del Monopoli. La realtà, però, ha la testa dura: il tetto ai prezzi dei carburanti concordato con i colossi del settore — Eni, IP, Q8 e Tamoil — e gli sconti sulle bollette di luce e gas targati Eni Plenitude sono la prova che la concertazione batte il dirigismo dieci a zero.
La linea difesa e rivendicata con fermezza da Forza Italia e dal segretario Antonio Tajani trova così pieno riscontro: la categoria degli “extraprofitti” non esiste nel diritto né nell’economia, e torchiare chi produce serve solo a deprimente gli investimenti e a scaricare i costi finali sulle famiglie. Spingere le aziende verso la responsabilità sociale e sbloccare accordi strategici porta invece un sollievo concreto al portafoglio degli italiani.
Suppletive a Reggio Calabria, Roscioli vince con il 51%
Ma la distanza tra chi assume responsabilità di governo e chi si affida alla demagogia si misura anche sul rispetto delle regole del gioco. La campagna per le suppletive di Reggio Calabria ha mostrato il versante più insidioso dell’innovazione: l’uso distorto dell’intelligenza artificiale, spinto fino alla manipolazione dei volti per alterare il dibattito pubblico, come nel caso delle grafiche rivolte alla deputata Matilde Siracusano. L’appello lanciato dal sottosegretario Alberto Barachini e accolto dal partito fissa una linea di demarcazione netta: la tecnologia deve facilitare l’informazione, non la mistificazione del consenso.
I nodi, alla fine, arrivano sempre al pettine delle urne. Sullo Stretto, il tentativo di importare un “modello Sassonia” a colpi di slogan e provocazioni digitali si è infranto contro il voto reale: il candidato sostenuto da Forza Italia, Fabio Roscioli, ha stravinto con il 51% dei consensi, relegando le scorciatoie populiste a comparsa marginale. Dai distributori di benzina alle urne elettorali, la sintesi è chiara: la demagogia fa rumore, ma è il pragmatismo liberale a produrre risultati.
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