La Toscana senza banche, borghi fantasma e microimprese isolate
Spariscono le filiali e i territori si svuotano di futuro. Lo certifica il nuovo rapporto Ipet presentato a Firenze, che fotografa una vera e propria emorragia di sportelli bancari in Toscana nell’arco degli ultimi diciassette anni.
I numeri parlano chiaro
Si passa dai 2.541 istituti del 2008 ai 1.410 attuali, registrando un crollo del 44,5% che allinea la regione al trend nazionale ed europeo. Ma dietro le percentuali si nasconde una frattura sociale profonda.
A pagare il prezzo più alto sono le aree interne, la montagna e i piccoli centri produttivi. I comuni completamente privi di uno sportello sono triplicati, passando da dodici a trentuno, mentre quelli ridotti a una sola filiale sono saliti a cinquantotto.
La digitalizzazione galoppa
Però, non basta a colmare il vuoto. Anziani, residenti in case sparse e microimprese restano tagliati fuori dall’accesso al credito e dai servizi essenziali.
L’indice di esposizione svela che ben 109 comuni vivono una situazione critica, concentrati soprattutto in Lunigiana, Garfagnana, Casentino, Amiata e Val d’Orcia. Il paradosso colpisce anche i distretti produttivi intermedi, come la Valdinievole o la Piana pratese. Qui, le filiali resistono ma sono drammaticamente sottodimensionate rispetto alla reale domanda delle aziende.
La politica evoca soluzioni innovative per evitare la desertificazione totale. Si guarda a modelli alternativi rispetto alla vecchia filiale fisica. Servono sportelli itineranti, presidi bancari condivisi con le istituzioni locali, reti di assistenza digitale e servizi di prossimità per le fasce deboli.
La sfida non è resuscitare un modello economico superato, ma impedire che l’isolamento finanziario condanni all’irrilevanza i territori più fragili della Toscana.
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