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Cronaca

Garlasco, le controverse mail di Garofano sulle impronte delle scarpe poi attribuite a Stasi

di Lino Sasso -


Nuovi documenti acquisiti dalla Procura di Pavia aumentano gli interrogativi sul lavoro svolto dal Ris di Parma durante le prime indagini sul caso del delitto di Garlasco. A gettare nuovi dubbi sono alcune mail risalenti all’agosto del 2008 e attribuite all’allora comandante del reparto, il generale Luciano Garofano. Le comunicazioni sono relative agli accertamenti sulle impronte di scarpa repertate nella villetta di via Pascoli.

Il 27 agosto 2008 Garofano scrive a proposito delle tracce di scarpa rinvenute sulla scena del crimine. “Se il cap. Mattei si spingesse un po’ sull’unicità del disegno e adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile”, si legge nella mail. Un passaggio che oggi viene letto con inquietudine. Tanto più perché venuto alla luce solo dopo che la Procura di Pavia ha acquisito tutta la documentazione utile alle verifiche sull’attività svolta all’epoca dal reparto scientifico dei carabinieri.

Il giorno successivo, il 28 agosto 2008, Mattei commentava la consulenza tecnica del professor Francesco Maria Avato, esperto della difesa di Stasi. La questione centrale era proprio la possibilità di ricavare dalle impronte repertate indicazioni precise sulla misura delle scarpe dell’assassino. Secondo quanto riportato nella relazione dell’epoca, a causa della loro “incompletezza” le tracce non potevano “fornire una indicazione univoca riguardo la/le taglia/e” delle calzature.

La traccia numero 6 e la taglia di Stasi

Nella stessa comunicazione Mattei faceva però presente a Garofano che le impronte, e in particolare la traccia numero 6, risultavano “compatibili con la taglia di Stasi, proprio in ragione della loro incompletezza”. A leggere la comunicazione, da profani, sembrerebbe adombrarsi la possibilità che l’impronta, proprio perché estremamente incompleta, fosse attribuibile potenzialmente a chiunque. Ad ogni modo, oggi questo è uno degli aspetti che fa accendere un nuovo campanello d’allarme.

Perché da una parte l’impossibilità di ricavare dalle tracce una misura univoca, dall’altra la valutazione di compatibilità con le calzature dell’allora fidanzato di Chiara Poggi. Adesso gli inquirenti vogliono approfondire il significato di queste comunicazioni e l’eventuale rilevanza rispetto alle altre verifiche in corso.

Oltretutto, a suscitare attenzione è anche un’altra comunicazione, anticipata dalla trasmissione Ore 14 su Rai 2. Parlando delle valutazioni del professor Avato sulla tipologia delle macchie di sangue, Garofano sostiene la necessità di una “trattazione pratica e anche teorica” in grado di “ridicolizzare le sue baggianate”. Parole che non sembrano restituire il clima di un confronto tecnico sereno e corretto tra gli esperti dell’accusa e quelli della difesa in una fase particolarmente delicata delle indagini.

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