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Cultura & Spettacolo

IN LIBRERIA – Giallo e gioco di inganni

di Eleonora Ciaffoloni -


Una banca, dieci persone, una rapina e un omicidio. E una domanda: chi è davvero il ladro? Benjamin Stevenson torna in libreria con Tutti in questa banca sono ladri e ci riporta Ernest Cunningham, lo scrittore-investigatore già protagonista di Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, Tutti su questo treno sono sospetti e Tutti hanno dei segreti a Natale.

Anche questa volta Ernest si ritrova coinvolto in un delitto in circostanze tutt’altro che ordinarie. Solo che, stavolta, non può nemmeno dire di essere capitato per caso nel posto sbagliato. Ernest e la fidanzata Juliette sono alla Huxley Bank per chiedere un prestito. I due stanno per sposarsi e i conti non sono floridi: Ernest vorrebbe aprire un’agenzia investigativa e ha bisogno di denaro. Il direttore Huxley è disposto a concedergli il finanziamento, ma a una condizione. Ernest dovrà ritrovare suo fratello Edward, scomparso da 36 ore e, soprattutto, l’unico a conoscere il nuovo codice del caveau della banca. Ma la situazione precipita. Un rapinatore mascherato irrompe nella banca, spara in aria e fa scattare il lockdown. Nessuno può entrare o uscire. Quando arriva il primo omicidio, il campo si restringe ancora: tutti e dieci i presenti diventano sospettati.

Ed è qui che il romanzo comincia a giocare davvero con il lettore. Perché alla Huxley Bank non c’è soltanto un rapinatore. Più persone hanno un piano, più persone hanno qualcosa da nascondere e, soprattutto, più persone sembrano avere un motivo per mettere le mani sul denaro della banca. Ernest deve capire chi sta mentendo, chi sta rubando e, soprattutto, chi è disposto a uccidere. Stevenson costruisce il suo giallo nel solco della grande tradizione dei whodunit britannici, quella dei luoghi chiusi e dei gruppi in cui ogni dettaglio può diventare un indizio.

L’ambientazione è uno degli elementi più riusciti: la banca diventa una scatola chiusa, in cui il tempo corre e ogni personaggio è costretto a mostrare qualcosa. L’indagine è una corsa contro il tempo e ogni nuova scoperta sembra complicare il mistero. Ma il punto di forza del libro è anche il tono. Stevenson non prende il genere troppo sul serio e lo dimostra con un’ironia continua, coincidenze e svolte improbabili. Un equilibrio tra tensione e umorismo che rendere la lettura piacevole: il romanzo chiede al lettore di fare attenzione agli indizi, ma allo stesso tempo lo invita a divertirsi. Il risultato è un giallo costruito come un gioco a incastri.

Una lettura scorrevole e divertente, capace di mantenere la curiosità fino all’ultima pagina e di ricordare che, in un buon giallo, spesso il vero piacere non sta soltanto nello scoprire l’assassino, ma nel provare a capire quanto a lungo l’autore riuscirà a ingannarci.


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