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Gravi indizi di reato

GRAVI INDIZI DI REATO – Paga l’affitto per 26 anni per non alterare la scena del crimine: così risolve l’omicidio della moglie

di Francesca Petrosillo -


Per 26 anni l’omicidio di Namiko Takaba è rimasto irrisolto. Un crimine compiuto tra le pareti domestiche, sotto gli occhi del figlio di soli due anni, che solo dopo più di un quarto di secolo ha trovato una svolta grazie a un residuo di sangue custodito sulla scena del delitto.

Il delitto

Il 13 novembre 1999, Namiko, casalinga 32enne, si trovava nel proprio appartamento nel distretto di Nishi, a Nagoya, in Giappone, insieme al piccolo Kohei. Qualcuno si è introdotto nell’abitazione e l’ha attaccata con un’arma affilata. La donna è stata colpita più e più volte ed è morta sul colpo. Il bambino non ha subito danni fisici. Quando gli inquirenti hanno ispezionato l’appartamento, hanno individuato un dettaglio che si sarebbe rivelato decisivo: alcune macchie di sangue estranee alla vittima. Anche le impronte digitali rilevate avevano fatto pensare, già all’epoca, che la responsabile potesse essere una donna.

Nonostante queste tracce, tuttavia, per lungo tempo le ricerche non hanno portato a nulla di concreto. Il marito di Namiko, Satoru Takaba, ha compiuto allora una scelta insolita. Pur essendosi trasferito altrove con il figlio, ha continuato a versare il canone d’affitto per l’appartamento in cui la moglie era stata uccisa. Voleva conservare inalterata la scena del crimine, nella speranza che col tempo nuovi strumenti tecnologici potessero offrire delle risposte.

Il Dna riapre il caso e porta a Kumiko Yasufuku

Quella speranza si è realizzata 26 anni più tardi. Nel 2024 la polizia ha riaperto il caso e ha ridotto un elenco di oltre 5mila nominativi a poche centinaia. Tra questi è emersa Kumiko Yasufuku, ex compagna di scuola superiore di Satoru, con cui aveva condiviso lo stesso circolo studentesco. La donna, al contrario, non aveva legami personali con Namiko.

Nell’agosto 2025 gli investigatori hanno cominciato a sentirla e le hanno richiesto un campione biologico. Yasufuku inizialmente ha negato il consenso, ma il 30 ottobre ha infine accettato di sottoporsi all’esame. L’esito ha rappresentato il punto di svolta: il suo profilo genetico corrispondeva a quello estratto dal sangue rinvenuto nell’appartamento nel 1999. Il giorno seguente la donna si è recata spontaneamente in polizia ed è stata arrestata con l’accusa di omicidio.

A marzo 2026 la Procura di Nagoya l’ha formalmente incriminata. Yasufuku ha poi scelto di avvalersi del silenzio e il movente resta ancora da chiarire per gli investigatori. Satoru ha rivelato che, molti anni prima, la donna aveva nutrito un sentimento nei suoi confronti, ma ha affermato di non comprendere cosa l’abbia condotta a colpire sua moglie. Il dibattimento dovrà ora chiarire gli ultimi punti oscuri di un delitto rimasto in sospeso per più di un quarto di secolo.


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