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Tutti pazzi per il tennis

Non solo tifo per Jannik, la Sinnermania ora fa tremare il primato del calcio

di Giovanni Vasso -


Tutti pazzi per il tennis. Il successo dell’ultima edizione degli Internazionali di Roma lo dimostra. Gli italiani sono sempre più affascinati dalla racchetta. E quello che, una volta, era lo sport dei re sta diventando, in un Paese orfano di un calcio all’altezza del suo passato, il re degli sport. Il clamoroso trionfo del tennis, in Italia, ha, con ogni evidenza, il volto semplice e pulito di un ragazzo dell’Alto Adige capace di prendere a racchettate il resto del mondo. I trionfi di Jannik Sinner prima hanno destato la curiosità del Paese, poi hanno calamitato l’attenzione degli sportivi e adesso stanno spingendo un popolo intero ad affollare i campi in terra battuta, in cemento e persino in erba che si trovano su e giù per l’Italia.

Tutti pazzi per il tennis

C’è tutto nell’epopea di Jannik. La storia di un ragazzo che da un piccolo paese di montagna arriva a conquistare il globo. La grande rivalità, che poi è il sale stesso dello sport, vieppiù di uno individuale quale è il tennis, con quell’altro campionissimo che risponde al nome di Carlos Alcaraz. Non potrebbero essere più diversi, l’uno dall’altro. Si completano e, insieme, rappresentano il futuro di uno sport che, abituato già all’accento iberico (Nadal, vi dice niente?) parla sempre più italiano.  E poi, come in ogni (grande) storia che si rispetti ci sono tutti gli altri protagonisti di un’Italia che, con la racchetta in mano, sta vivendo una stagione irripetibile. Musetti, Cobolli, Berrettini. E poi Jasmine Paolini che tiene altissimo il glorioso vessillo della racchetta rosa. C’è solo l’imbarazzo della scelta, ognuno ha un esempio, un volto a cui ispirarsi. Ed ecco quello che funziona pure oltre i successi, le coppe, le Insalatiere e i trionfi che non fanno mai male.

Non solo tifo ma soprattutto pratica

Il successo del tennis, in Italia, non è solo questione di tifo. Sta diventando, quella della racchetta, un’avanzata inarrestabile che, adesso, fa tremare pure il calcio. Già, perché come ha riferito un’indagine del Sole 24 Ore, la Federtennis (con 230 milioni) nel 2025 ha già superato, in termini di fatturato, la Figc (ferma a 197 milioni). Pesano, ovviamente, i grandi eventi. Non solo gli Internazionali di Roma. C’è stata la Davis, il Nitto Atp di Torino. E poi una pletora di tornei “minori” (che tali proprio non sono), che ha arricchito la federazione guidata da Angelo Binaghi. Che, ora, lancia l’assalto (definitivo) al football. I tesserati sono già 1,2 milioni, il calcio ne conta ancora 1,6 milioni. La forza del tennis è da ricercare (pure) nella sua lunghissima (e secolare) storia. Le origini vanno ricercate nel jeu de paume, la pallacorda. Praticata, fin dal Medioevo da teste coronate come Enrico VIII, Francesco I di Francia, Carlo V. Fu semplificato nel 1874 e dall’intuizione del maggiore Walter Clopton Wingfield nacque il tennis moderno. Che, chiaramente, ha saputo cambiare ed evolversi ulteriormente. Infatti, il grande fenomeno degli ultimi anni che, assieme a Sinner, ha dato lustro (e tesseramenti) alla Federazione è il padel. Praticato regolarmente da 1,2 milioni di italiani ha già scalzato la classica partita al calcetto del giovedì. Tutti pazzi per il tennis, ecco.

Tra padel e tornei

Fatto, questo, confermato dai numeri: i campi destinati al padel sono in netto aumento e in una regione come la Puglia si è assistito a una vera e propria mania che ha portato le strutture dedicate a questo sport a salire addirittura del 525%. Numeri che impressionano, certo. E che fanno il paio con quelli del movimento a livello nazionale. Già, perché l’industria del tennis (e del padel, va da sé) ha avuto un impatto economico stimato, nel 2024, di ben 8,1 miliardi di euro. Questo sport dà lavoro, in maniera diretta, a poco meno di 58mila persone. Nel 2024, inoltre, gli iscritti alla Federtennis per la prima volta hanno superato il milione, un balzo che, rispetto al 2020, è pari al 266%. E che ha portato la Fitp, considerando il quinquennio 2019-23, a primeggiare tra tutte le altre federazioni per crescita dei tesserati (+136%).

Vacilla il primato del pallone?

Un presagio per il primato traballante del pallone? Chissà. È però un fatto che, oltre al padel – autentico fenomeno sportivo, mediatico e addirittura culturale – stanno fiorendo nuove discipline tutte accomunate da una pallina e una racchetta.  È in ascesa il pickleball che, stando ai dati Fitp, ha visto raddoppiare i tesserati nei primi tre mesi di quest’anno, continua a mietere consensi e adesioni il wheelchair tennis che consente ai disabili di vivere in prima persona le emozioni dello sport. Il tennis e le sue variazioni sul tema riescono ad avvicinare letteralmente tutti. Dai giovanissimi, che sognano di diventare i nuovi Sinner, Berrettini e Paolini fino agli adulti, che divertendosi ne approfittando per fare un po’ di sport confidando nelle ricerche scientifiche secondo cui praticare tennis (e derivati) può allungare le aspettative di vita fin quasi di dieci anni.

Dallo sport dei re, al re degli sport

Un’altra autentica rivoluzione della racchetta sta proprio nel trionfo delle discipline collaterali. Grazie al padel, per esempio, si è assistito alla democratizzazione di uno sport che, per decenni, è stato percepito come d’élite. Forse addirittura un po’ snob. C’è voluta la faccia pulita (e i successi) di Jannik Sinner, la caparbietà di Matteo Berrettini, la determinazione e la semplicità di Jasmine Paolini a smontare i pregiudizi e a rilanciare in grande stile uno sport che può contare, oggi, su milioni e milioni di appassionati. Tutti pazzi per il tennis. 


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