Una immensa scuola di vita: l’omaggio a Matteo Marani
Le meteoriche vicende della nostra Nazionale di calcio alle prese con gli spasmi della convalescenza tecnica e agonistica hanno coinciso quest’anno con una lunga, inusuale, sospensione dei campionati “maggiori” sui quali amiamo esercitare le nostre attitudini al conflitto. In ciò corrispondendo ad un diffuso riflesso psicanalitico che intravede probabilmente nella “litigiosità calciofila” il deterrente contro più temibili e devastanti inclinazioni belliciste. In un Paese che, peraltro, sta respirando un fluido pacifismo straniante e irenico, una diffusa istanza al disarmo unilaterale se non una pulsione verso la resa o (se non bastasse) verso la “diserzione”.
Il calcio
Ne scriviamo poiché è capitato a me, sarà capitato a molti, di accedere in tv alle partite di serie C: una finestra affacciata sulla grande periferia italiana del calcio una volta semi professionistico, oggi conquistato alla modernità. Insomma, un registro del “paese reale”, delle cento città, del calcio balilla promosso nella cronaca in diretta televisiva, in più munito di Var quindi, provveduto di tutti i crismi costituzionali. Condizione fino a ieri impensabile, sottratta perciò alle penombre di errori od omissioni arbitrali. Una rivoluzione in un cantiere ormai aperto al mercato delle competenze e dei valori non solo tecnici ma manageriali. Una immensa scuola di vita e di esperienze a cielo aperto cui attingere, come sta avvenendo, nel progetto di rinnovamento del calcio nazionale.
Matteo Marani: un tecnico di altri tempi
Si tratta di una evoluzione silenziosa ma efficace e coinvolgente che si deve al talento di un fine intellettuale, un delizioso scrittore estratto dal giornalismo televisivo e “prestato” a quel “Calcio” che non vive di provvidenze o di alchimie, ma di risorse vere, di oneste passioni e sacrifici propri di quel capitalismo di provincia che si fa città e di città che, nella saga umana, talvolta retrocedono a provincia.
Scriviamo di Matteo Marani, l’architetto integro e coraggioso di un mosaico civile tecnico e professionale, ormai centrale nella avventura di uno sport tanto amato quanto sofferto. Sul quale vigila la riconosciuta eccellenza giuridica di Stefano Palazzi – deputato alla Intendenza disciplinare – su un mondo intenso eppure fragile. Imperfetto, ma essenziale.
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