Il piano dell'Ue tra (non prima di ) otto giorni. L'incubo austerity. Il dibattito sul gas russo
L’ultima illusione è svanita: con Hormuz blindata e le prospettive economiche in caduta libera, Ursula von der Leyen si preoccupa che a nessuno venga in mente di mettere in discussione il Patto di Stabilità. Il mondo crolla, a Bruxelles badano alle calcolatrici, ai paletti, alle regole finanziarie. E, giusto per non farsi mancare nulla, la presidente della Commissione Ue annuncia che verranno prese misure per proteggere famiglie e settori “vulnerabili”. Ma non se ne parla prima di otto giorni. Sì, avete capito bene: l’Ue ha bisogno di fare i suoi giri, di valutare costi e posizioni politiche dell’ultimo assessore al turismo dell’ultimo villaggio sperduto dell’Armorica, per capire come aiutare famiglie e imprese. Una sola certezza, su questo. I sostegni saranno “mirati, temporanei e rapidi”. Nei limiti della bradipezza Ue, ça va sans dire.
Ursula e il Patto di Stabilità che non si può toccare
Ursula von der Leyen non è un fulmine di guerra né, tra primo e secondo mandato, sembra aver mai brillato per personalità e celerità. Non è un’offesa, sia chiaro. Ogni leader ha le sue peculiarità. Queste, alla bi-presidente europea, sembrano mancare. Compensa, però, con un’adesione e una fede a tutta prova alle ragioni profonde (e ragionieristiche) alla base dell’Unione europea. A cominciare dal Patto di Stabilità. Che non si tocca, nemmeno per lei, neanche per Ursula. “Al momento attuale, mentre stiamo parlando, dobbiamo constatare che le condizioni per attivare misure alternative, come la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita o le clausole nazionali, mentre parliamo, attualmente, non sono raggiunte”, ha seraficamente affermato Ursula von der Leyen in un punto stampa. “Ma ovviamente manterremo il nostro ruolo vitale di coordinamento, avendo gli interessi economici europei ben presenti. Quindi, passo dopo passo, vedremo come si svilupperà questa crisi e come si svilupperanno le cose in Medioriente”, bontà sua. Non si allarmino, però, ragionieri e contabili: “Al momento le condizioni non ci sono”.
L’Ue ha delle proposte “mirate e temporanee” ma se ne parla tra 8 giorni
Archiviato, come ampiamente prevedibile, il tema Patto, Ursula passa a fare i conti ai danni (economici) della guerra. “La nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro. 44 giorni, 22 miliardi di euro – non una singola molecola di energia in più. Questo dimostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia”. Uno scenario che non si risolverebbe manco se Trump decidesse di tornare sui suoi passi subito: “Le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo persisteranno per un certo periodo”. “Pertanto, abbiamo anche discusso una serie di misure che presenteremo ai leader al prossimo incontro informale dell’Euco a Cipro la prossima settimana”. È la famosa toolbox che l’Ue ha deciso di mettere a disposizione dei Paesi membri. C’è l’idea di mettere soldi in tasca ai cittadini, almeno in teoria e come sostegno al reddito.
Un ritorno all’austerity? “Risparmio energia”
C’è l’ipotesi di rafforzare la collaborazione per riempire gli stoccaggi. C’è la (grande) paura dell’austerity. “Si può fare di più per ridurla, perché l’energia meno costosa è, ovviamente, quella che non utilizziamo. Dobbiamo ridurre la domanda, nel pieno rispetto della libera scelta dei consumatori. Stiamo valutando leve di efficienza energetica, come la ristrutturazione degli edifici o il rinnovo delle attrezzature negli impianti industriali”. Parole che suonano non proprio rassicuranti. A maggio, quindi, arriverà una proposta per reti e tasse sull’energia. E quindi il tema Ets e la proposta di un nuovo giro di consultazioni tra i governi. Nemmeno una parola sul gas russo. Nessuno poteva aspettarsi altro. Eppure il tema, sul tavolo, c’è.
Il dibattito (in Italia) sul gas russo
L’ad Eni, Claudio Descalzi, l’ha rilanciato domenica scorsa a margine di un’iniziativa a Roma e ha chiesto di rivedere i termini dello stop alle forniture che scatterà da gennaio prossimo. A metterci il carico è stato il Financial Times che ha svelato come l’Ue starebbe aumentando le forniture e gli acquisti dalla Russia anche se nessuno ha intenzione di prendersi la responsabilità politica di rivedere il ban che scatterà all’inizio del 2027. Le parole del Ceo del Cane a Sei Zampe hanno innescato il dibattito politico. Se Elly Schlein chiude, senza appello, all’idea di Descalzi, c’è chi come Renzi prova a riflettere: “O risolvi la storia di Hormuz nel giro di pochissismi giorni o è evidente che Putin diventa il vero vincitore della guerra. Descalzi è molto competente, il suo è un alert che va preso molto sul serio. Ma che tu sospendi i bandi o no se Hormuz rimane bloccato e Putin ha trionfato”.