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Valentina Superti, i Balcani e un’Europa più forte e indipendente

di Alessandro Butticé -


Valentina Superti fa parte di quella generazione di alti dirigenti italiani che – spesso lontani dai riflettori – hanno costruito gran parte della propria carriera nelle istituzioni europee, e che meritano essere raccontati e fatti conoscere. Perché l’Europa non è fatta solo degli «eurocrati» misconosciuti e raccontati dalle cronache eurofobiche. Che da tempo fanno parte della guerra ibrida e cognitiva che mira all’implosione dell’unità europea. E con essa di tutti gli Stati membri dell’Unione. Noi, in questa rubrica, vogliamo anche contribuire a fare conoscere il loro volto umano e professionale.

Milanese doc al servizio dell’Unione

Laureata in giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano, con un master in diritto dell’UE al Collegio d’Europa di Bruges, Valentina Superti è entrata alla Commissione nel 1990. Ha lavorato alla Concorrenza e al Servizio giuridico, nei gabinetti dei vicepresidenti Neil Kinnock e Antonio Tajani – del quale è stata Vicecapo di Gabinetto -, ed è stata poi direttore per il Mercato unico delle merci, per le risorse umane e finanziarie e, sempre alla DG GROW, per turismo, tessile, economia sociale e digitalizzazione dell’industria.

Un percorso professionale che aiuta a comprendere perché, oggi direttore alla direzione generale responsabile dell’allargamento ai Balcani occidentali, Superti ne sostenga non soltanto la dimensione politica, ma anche quella economica e strategica.

Effervescenza storica dei Balcani Occidentali

I Balcani occidentali sono un’area storicamente effervescente e multietnica, attraversata nei secoli da conflitti, incontri e contaminazioni. Ma, soprattutto, non sono una lontana periferia: sono nel cuore geografico dell’Europa, e molto vicini all’Italia. Costruire ponti, consolidare la stabilità della regione e stringere una forte alleanza con quei Paesi è quindi innanzitutto nell’interesse dell’Unione europea in generale. Ma anche dell’Italia in particolare.

Intervenendo, il 24 marzo scorso, all’evento Ireland and the Western Balkans, Superti ha definito l’allargamento «un investimento fondamentale nella pace, nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità dell’Unione», sottolineando che, nell’attuale scenario geopolitico, è «più importante che mai» impegnarsi con i partner dei Balcani occidentali. E ha ricordato un concetto essenziale: in un mondo di grandi potenze, un’Unione più grande dispone di maggiore peso geopolitico e capacità d’influenza sulla scena mondiale.

Montenegro e Albania, due nostri vicini di casa

Non si tratta, però, soltanto di aggiungere nuovi Stati alla carta geografica dell’UE. I Balcani possono contribuire anche a rendere l’Europa più forte e meno dipendente economicamente.

E qui Montenegro e Albania rappresentano due casi particolarmente significativi. Il piccolo Montenegro resta in prima fila nel processo di adesione. Ha provvisoriamente chiuso 14 capitoli negoziali e gli Stati membri hanno recentemente concordato l’istituzione del gruppo di lavoro incaricato di preparare il Trattato di adesione. Per Superti, si tratta di risultati importanti e della conferma del forte impegno di Podgorica verso l’obiettivo strategico dell’ingresso nell’Unione.

Anche l’Albania ha impresso una forte accelerazione al proprio percorso europeo, aprendo tutti e sei i cluster negoziali in poco più di un anno. Un risultato che, secondo Superti, testimonia l’impegno del Paese sulle riforme necessarie all’avvicinamento all’UE.

L’Unione sta infatti lavorando alla loro progressiva integrazione nel mercato unico prima ancora dell’adesione. Il Growth Plan for the Western Balkans offre accesso a parti del mercato europeo in cambio dell’allineamento alle regole dell’UE. Significa facilitare la circolazione di merci e servizi, integrare progressivamente quelle economie nelle catene europee del valore, sviluppare infrastrutture e collegamenti e contribuire alla diversificazione degli approvvigionamenti, anche energetici.

Il Sepa è già una realtà

È in atto un processo che produce già risultati concreti. Dal 2025 Albania e Montenegro, insieme ad altri Paesi della regione, partecipano a SEPA, il sistema europeo dei pagamenti, con l’eliminazione delle commissioni sulle transazioni e significativi risparmi per le imprese. Il Montenegro ha inoltre aderito alla Common Transit Convention, un ulteriore passo verso l’integrazione delle procedure commerciali europee.

Nel suo intervento di marzo, Superti l’ha definita «economic integration in action»: integrazione economica che produce già oggi benefici concreti per i cittadini della regione e dell’Unione.

Integrazione non significa rinunciare alle condizioni per l’adesione

Superti nei suoi recenti interventi pubblici ha insistito molto sul principio fundamentals first: Stato di diritto, riforme reali e allineamento alla politica estera e di sicurezza comune. L’integrazione graduale non sostituisce l’adesione e, soprattutto, come ama sottolineare, «non possiamo permetterci di accelerare il processo a scapito della qualità».

Il tema è tornato con forza il 26 maggio, nel corso del suo intervento al Balkans and Black Sea Perspectives 2026 della NATO Defence College Foundation. In quella sede Superti ha messo in evidenza che l’allargamento è ormai non più «un’idea lontana», ma una realtà che si avvicina, e che proprio per questo occorre considerare anche le sfide alla sicurezza che lo accompagnano: minacce ibride, attacchi informatici, interferenze straniere e manipolazione dell’informazione.

Cybersicurezza e lotta alla disinformazione

La Commissione europea sta lavorando con i Paesi della regione anche su questo fronte, estendendo strumenti e metodologie europee di cybersicurezza e rafforzando la cooperazione contro la disinformazione. Perché la sicurezza oggi non è soltanto militare: è anche istituzionale e democratica.

Cosa possono offrire i Balcani occidentali all’Europa

Per certi versi occorre oggi rovesciare una prospettiva consolidata. Per troppo tempo si é raccontato l’allargamento soprattutto chiedendosi che cosa l’Europa potesse offrire ai Balcani. Oggi, anche alla luce dei rigurgiti dell’inquietante nazionalismo serbo – osservato da ultimo ai funerali del Generale Ratko Mladić, soprannominato il “macellaio di Srebrenica” – ci si deve domandare anche, e soprattutto, che cosa i Balcani possano davvero offrire all’Europa.

Mercati, competenze, energia, collegamenti, sicurezza e profondità strategica. Un contributo alla costruzione di un’Unione più coesa, resiliente e indipendente.

Non per chiudersi al mondo, ma per continuare a contarvi. E per essere abbastanza forte da garantire ai propri cittadini ciò per cui l’Europa è nata e che oggi appare ad alto rischio: pace, sicurezza, libertà e prosperità.

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