Riforma della Corte dei conti: tra critiche e plausi, il Senato approva
Il Senato approva la riforma della Corte dei Conti proposta da Fdi. Tra timori dei magistrati e sostenitori della legge, ecco come cambiano le regole del controllo sul denaro pubblico.
Una pagina buia o necessaria riforma?
Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di Fratelli d’Italia che ridefinisce le competenze della Corte dei conti. La reazione dei magistrati è stata dura: “Questa riforma è una pagina buia, indebolisce la responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini.”
Il timore principale riguarda il possibile indebolimento dei controlli sugli atti della pubblica amministrazione e la riduzione dell’accountability degli enti pubblici. Da una parte, quindi, si mette in guardia contro un allentamento della tutela dei cittadini. Dall’altra, la riforma è vista come un’occasione di modernizzazione di una magistratura accusata di inefficienza e atteggiamenti persecutori verso politici e funzionari pubblici.
Il dibattito è acceso. La politica e il diritto si confrontano sulla linea sottile tra controllo rigoroso e paralisi amministrativa.
La riforma vista dai sostenitori
Tra chi plaude alla legge approvata, Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore, la definisce “un passo di grande civiltà giuridica e politica”. La sua dichiarazione è netta e incisiva:
“Essa mozza gli artigli adunchi e persecutori di quella che da sempre è una pseudo magistratura. Impedisce la deriva esattoriale di una Corte che da tempo immemorabile si è trasformata in un avido gabelliere, sempre a caccia di denaro da cavare a chi, politico o pubblico funzionario, abbia avuto ai suoi occhi la terribile colpa di cercare e percorrere strade nuove e produttive per realizzare il pubblico interesse. Normalizza uno pseudo giudice inibendogli deliranti interpretazioni normative poste a base di sentenze normalmente afflitte, peraltro, da motivazioni apparenti quando non addirittura assenti. Rifonda, insomma, su basi di normalità, una sciagura giurisdizionale impregnata di visione politicizzata e dedita a schiacciare gli enti e lo stesso potere esecutivo sotto il suo tallone. Solo chi è finito nel suo tritacarne può capire e apprezzare fino in fondo la gigantesca e virtuosa portata di questa ennesima iniziativa riformatrice. Ancora una volta il governo Meloni ha visto e coraggiosamente percorso una via nuova e nobile. Io l’avrei addirittura soppressa.”
Per Bobbio, la riforma non riduce i controlli: li rende più equi, più trasparenti, più coerenti con le necessità dello Stato. Blocca eccessi e derive interpretative. Riconsegna equilibrio a un organo che, secondo lui, da troppo tempo aveva smarrito la sua funzione fondamentale: tutelare il denaro pubblico senza terrorizzare chi lo gestisce.
Verso una Corte dei conti più equilibrata
La riforma della Corte dei conti divide opinioni e sensibilità: da un lato, il timore di una riduzione dei controlli; dall’altro, la speranza di una magistratura più equilibrata e funzionale.
Il Parlamento ha scelto una strada ambiziosa, che tenta di conciliare responsabilità e modernità, disciplina e innovazione. La sfida futura sarà capire se la legge saprà mantenere l’equilibrio tra prevenzione degli abusi e valorizzazione di chi, nella pubblica amministrazione, cerca strade nuove per il bene collettivo.
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