Tasso di disoccupazione al minimo storico e lavoro più stabile
Il tasso di disoccupazione fa segnare il suo minimo storico. Il calo fotografato dall’Istat conferma, quindi, un trend positivo sul fronte del mercato del lavoro. Un andamento che trova riscontro anche sul numero degli occupati che, nonostante una lieve flessione su base mensile a novembre dello scorso anno, registra invece un aumento rispetto ai numeri del 2024 di 179 mila unità. Un risultato per il quale il governo non nasconde la propria soddisfazione. La stessa premier Giorgia Meloni, nel commentare i dati resi noti dall’Istituto di statistica, assicura che “il governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro”.
L’Italia meglio della media Ue
Particolarmente soddisfatta per la riduzione del numero dei disoccupati è la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, che non manca di evidenziare come “il tasso di disoccupazione al 5,7% si pone al di sotto della media Ue e dell’area euro”. Anche l’Eurostat, infatti, ha diffuso i dati sull’occupazione relativi all’Unione. Numeri che confermano non solo quanto sottolineato dalla ministra, ma anche che a livello europeo, sebbene solamente di poco, il tasso di disoccupazione risulta in aumento su base annua. Contrariamente a quanto avvenuto in Italia. Ma se la maggioranza esulta e legge i dati come un indiscutibile successo, sul fronte dell’opposizione si punta il dito contro l’aumento del numero degli inattivi. Stessa musica che suona dalle parti della Cgil che, proprio guardando al tasso di inattività, accusa il governo di fare “propaganda” nel celebrare i numeri sul calo della disoccupazione.
Il tasso di disoccupazione scende il precariato diminuisce
E’ però guardando i dati relativi agli occupati che probabilmente l’Istat ha certificato i riscontri più solidi. A fronte di un incremento del numero di lavoratori a tempo indeterminato e degli autonomi, cala infatti il numero dei contratti a tempo determinato. Un’inversione di tendenza di non poco conto. Tanto più che per anni si era provato a rendere il termine precarietà quasi un sinonimo di flessibilità, per giustificare politiche occupazionali tese a favorire un mercato del lavoro con più contratti a tempo determinato a scapito del vecchio posto fisso, spacciato quasi come un retaggio del passato. E’ quindi questo il cambio di rotta più significativo del quadro fatto dall’Istat. Quello di un Paese nel quale, dopo un lungo periodo di alti e bassi, una costante crescita economica si traduce in un mercato del lavoro più stabile.
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