La strategia globale del colosso del fast fashion ha un solo obiettivo: la quotazione a Hong Kong
Le radici (e gli investimenti) in Cina, i negozi in Francia: Shein non si nasconde più e, anzi, rilancia la sua sfida. All’Europa e al mondo. Il colosso cinese del fast fashion replica all’Unione europea, e in particolar modo al governo francese che, per primo, aveva parlato della possibilità di bannare (o comunque di limitare pesantemente) la piattaforma digitale. E lo fa coi fatti, aprendo altri cinque negozi. E dove? Nella provincia francese, con l’obiettivo di “coprire” il mercato locale.
Le ambizioni di Shein: dalla Cina alla Francia
Punterà infatti su Limoges (centro), Angers (ovest), Digione e Grenoble (sud-est) e Reims (est). Se l’apertura dello store a Parigi è coincisa con la furibonda polemica sulle bambole sessuali dall’aspetto di bambine, chissà cosa potrà accadere adesso che Shein è decisa a procedere nella conquista del mercato francese. Contestualmente alle vendite in Francia, l’azienda ha annunciato una nuova campagna di investimenti. Che toccherà il Guangdong, la regione della Cina del Sud dove Shein ha intenzione di creare un polo globale della moda.
La comparsa di Xu Yangtian
Mettendo sul piatto qualcosa come dieci miliardi di yuan, una cifra pari a poco meno di 10,5 miliardi di dollari. La piattaforma del fast fashion, ora che è sotto attacco come (quasi) mai prima, ha deciso di cambiare pure strategia. Il Ceo, finora “invisibile” della società s’è presentato in pubblico. Xu Yangtian s’è fatto vedere a Guangzhou, nella città che una volta era conosciuta al mondo come Canton. Ha ripercorso la lunga marcia di Shein. Nata a Nanchino, nell’oriente cinese, e spostatasi (per ragioni strategiche e produttive) nel Guangdong dove conta su oltre 10mila fornitori che danno lavoro a 600mila persone. Dal punto di vista finanziario, Shein ne ha passate di ogni. Ha prima provato a quotarsi sui mercati Usa, poi da New York s’è spostata a Londra. A fronte della tensione sempre crescente tra Dragone e Occidente, è tornata in Cina, fino a Hong Kong. Dove spera, finalmente, di poter concludere il sogno di diventare una società per azioni quotata in Borsa.
Tutto passa per la Borsa
Per farlo, ha bisogno di ottenere il placet di Pechino. E Xu vuole ottenerlo mostrandosi, in prima persona, grato al governo e disposto a lavorare per il progresso dell’economia e della produttività cinese. Mai come in questo momento Shein ha bisogno di poggiare i piedi su qualcosa di solido. Come, appunto, il tessuto industriale del Guangdong. E di continuare a coltivare ambizioni globali, magari con l’apertura dei cinque store fisici in Francia. Non è moda, è una guerra. Commerciale, ça va sans dire.