Khamenei è morto, l’Iran risponde a Tel Aviv e Dubai
Manifestazioni di piazza a Teheran, il regime invita la popolazione alla protesta
La notizia della morte di Ali Khamenei, confermata ufficialmente dalla televisione di Stato in Iran, ha innescato un’escalation militare. Dopo l’annuncio in lacrime alla tv e il lutto nazionale, Teheran ha lanciato una nuova ondata di missili e droni contro Israele e le basi statunitensi nel Golfo, all’indirizzo di Tel Aviv, Dubai, Manama e Doha.
Israele ha dichiarato lo stato di emergenza, chiuso scuole e spazi aerei mentre il suo sistema difensivo intercettava vettori nemici. I governi arabi del Golfo hanno denunciato violazioni di sovranità e registrato vittime civili. La crisi ora coinvolge direttamente più Stati, con l’aumento dei timori di un conflitto regionale prolungato.
Nuovi attacchi iraniani dopo la morte di Khamenei
Dopo l’annuncio della morte del Leader Supremo Khamenei, l’Iran ha reagito con missili balistici e droni verso il territorio israeliano e le basi statunitensi nel Medio Oriente.
Sirene antiaeree in Israele, nelle varie capitali del Golfo e nel Kuwait, con sistemi di difesa mobilitati e intercettazioni in corso.
Gli attacchi hanno colpito anche infrastrutture civili, inclusi aeroporti e aree urbane nei Emirati Arabi Uniti, dove si sono registrate vittime civili, e Dubai, con edifici danneggiati nel distretto della Palm Jumeirah.
Impatto in Israele e stati del Golfo
In risposta alle offensive iraniane, Israele ha chiuso scuole, vietato assembramenti e spostato pazienti in rifugi sotterranei, secondo dichiarazioni ufficiali. I residenti di Tel Aviv hanno vissuto ore di allarme continuo mentre il corpo di emergenza raccomandava spostamenti limitati.
Nel Bahrein e nel Kuwait, dove si trovano basi americane, sono state intercettate ulteriori salve di missili, con alcuni colpi finiti contro edifici civili e terminal aeroportuali. I governi locali denunciano la violazione del proprio spazio e la pericolosità dei bombardamenti.
Reazioni diplomatiche e clima regionale
Paesi del Golfo come Arabia Saudita, Qatar e Emirati hanno emesso dure condanne contro gli attacchi iraniani alle loro sovranità, pur criticando l’offensiva iniziale Usa-Israele.
La Russia ha definito l’attacco come “aggressione non provocata” e ha chiesto un immediato cessate il fuoco attraverso canali diplomatici, sottolineando i rischi umanitari ed economici dello scontro.
Francia, Germania e Regno Unito hanno espresso preoccupazione per l’espansione delle ostilità, richiamando al dialogo e alla tutela dei civili.
Cosa sta colpendo l’Iran
I raid coordinati di Stati Uniti e Israele avevano già provocato danni diffusi in Teheran, Isfahan e altre province, con esplosioni visibili e interruzioni delle comunicazioni mobili. Obiettivi strategici come sistemi di difesa antiaerea, installazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione e edifici istituzionali sono stati colpiti. La strategia dichiarata dalle forze attaccanti mira a colpire i centri militari e le infrastrutture della leadership iraniana.
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