Bessent “riapre” Hormuz: il petrolio scende, gas e benzina no
Le rassicurazioni Usa agiscono sulle quotazioni, il dibattito europeo sugli Ets e Salvini rilancia sul greggio russo
Qualcosa è successo: non in Iran, neanche a Hormuz né a Kharg, e nemmeno a Bruxelles dove pure Ursula von der Leyen ha trovato il coraggio di rimettere (con estrema cautela) in discussione gli Ets. È successo qualcosa a Parigi. Dove, nel silenzio generale, le delegazioni di Usa e Cina hanno concluso l’ennesimo round per gli accordi economici. Tutto è andato come meglio non avrebbe potuto, sia per Pechino che per Washington. Scott Bessent è tornato a flautare toni distensivi e una delle sue frasi, più delle altre, ha caratterizzato la giornata. Sì, a breve potrebbe crescere ulteriormente il numero delle navi che passeranno (si spera incolumi) dallo Stretto di Hormuz.
Da Hormuz a Parigi, via Pechino
Una notizia, questa, che ha dato al mercato la forza di incidere il bubbone dell’aumento, incontrollabile, del prezzo del barile di petrolio. Che, ieri, è sceso intorno ai 95 dollari. Le parole del Segretario Usa al Tesoro lasciano presagire un’intesa tra Usa e Cina che possa andare anche oltre le vicende schiettamente commerciali ed economiche. L’Iran che chiude tutto non fa bene a nessuno. E, da quanto arriva con sempre maggiore insistenza dalle parti del Dragone, parrebbe quasi che Teheran non rappresenterebbe un partner commerciale tanto irrinunciabile. Eppure, replicano gli occidentali, è proprio da qui che la Cina si rifornisce per il 10% del suo fabbisogno energetico in termini di gas. Epperò, a Pechino, interesserebbe (sicuramente) tutelare il 30% del “suo” gas che le arriva dal Qatar. Via Hormuz, si capisce. Per non sbagliare, ieri dall’Asia è giunto l’ennesimo appello affinché tacciano le armi. Da parte di tutti. A pesare sulle quotazioni, inoltre, la promessa di Trump che “presto la guerra finirà” e che “il prezzo del petrolio scenderà come un sasso” mentre l’Aie ha promesso che “ci saranno altri interventi” riferendo che le scorte di barili e materiale energetico non mancano.
Respiro per i mercati ma non si fida (davvero) nessuno
Con il cedimento dei prezzi del petrolio non arriva la riscossa delle Borse, che rimangono attendiste, ma sicuramente i mercati si concedono una salutare pausa dalla paura. Da Hormuz a Milano, che ha chiuso sulla parità (+0,07%), meglio Francoforte (+0,57%) e Parigi (+0,31%). Londra respira guadagnano lo 0,6%. Succede che a frustrare l’entusiasmo sia il (solito) Ttf di Amsterdam dove il gas, nel pomeriggio di ieri, si scambiava oltre 51 euro al Mwh. Quasi a 52 euro. Insomma, nessuno si fida fino in fondo dopo tre settimane di delusioni.
Ets, Ursula apre al dibattito
In Europa, mentre tutti aspettano, qualcosa si muove. Certo, non siamo mica ai livelli di Parigi. Ma Ursula von der Leyen ha affermato di essere pronta a rimettere in discussione il sistema Ets, come da proposta italo-tedesca per rilanciare la competitività europea. Insieme, va da sé, a tutta una serie di “misure mirate” (e chiaramente provvisorie) per ridurre il peso delle bollette che dovranno pagare le famiglie e, soprattutto, le imprese europee. La discussione, che s’avvierà al Consiglio Europeo, non trascurerà nemmeno la “redistribuzione dei ricavi marginali”, ossia le tasse sugli extraprofitti. Per ora si parla. Ma i prezzi, chiaramente, non scendono. E non scenderanno per parecchio tempo. Decollano come razzi, atterrano come piume. È una vecchia legge, studiata dagli economisti di Oxford ormai 35 anni fa. Che, però, adesso inizia a creare più problemi che interesse accademico.
L’apertura di Salvini, l’ok dei petrolieri: “Un aiuto per il Paese”
Il dibattito, in Europa, s’infiamma. Budapest non darà l’ok al prestito per Kiev se non torneranno i rifornimenti dalla Russia. C’è tensione anche in Italia. Non fosse altro perché il prezzo dei carburanti viaggia spaventosamente oltre i due euro. Il vicepremier Matteo Salvini ha convocato per mercoledì le compagnie petrolifere. Ma la proposta che ha fatto divampare il confronto resta quella dell’apertura alle materie prime, gas e petrolio, dalla Russia. Un’opzione che ha riscontrato il plauso di Federpetroli: “Si discute di accise, di Iva e di altro ma la situazione di criticità già da qualche settimana è evidente – ha affermato in una nota il presidente Michele Marsiglia – . Il mondo energetico non ha mai voluto lo stop del gas e petrolio russo, per forza di cose le direttive si rispettano, ma le sanzioni e il mancato approvvigionamento da Mosca ha creato enormi difficoltà alle aziende italiane e ancora oggi, si paga questo stop forzato. È la soluzione più veloce che in poco tempo porterebbe un risparmio e un grande aiuto all’Italia”. Ma in ballo c’è il sostegno all’Ucraina e Kiev continua a chiedere di “fare pressioni” su Mosca.
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