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Scandalo Crimson Desert: l’Ai, le scuse, la patch

Il videogioco della software sudcoreana Pearl Abyss accusato di aver utilizzato l'intelligenza generativa per alcuni suoi contenuti

di Dave Hill Cirio -

(Fonte: YouTube)


Nella bufera di uno scandalo Crimson Desert, ambizioso videogioco action open world sviluppato dalla Pearl Abyss: finisce al centro di una polemica che va ben oltre il semplice dettaglio tecnico e la patch.

Crimson Desert nella bufera

Crimson Desert è un videogioco di avventura dinamica open world ambientato nel continente di Pywel. Inizialmente concepito come un prequel del celebre Black Desert Online, il progetto si è evoluto in un’ambiziosa esperienza single-player focalizzata sulla narrazione e sull’azione.

Il gioco è stato sviluppato e pubblicato da Pearl Abyss, una software house sudcoreana. Lo sviluppo è durato circa sei-otto anni, utilizzando un motore grafico proprietario di nuova generazione per garantire un elevato livello di dettaglio e realismo.

Proprio questo contesto amplifica il caso scoppiato nelle ultime ore: l’uso di contenuti generati con intelligenza artificiale non dichiarati scatena una reazione immediata della community.

Alcuni giocatori hanno individuato elementi grafici sospetti — dipinti e asset visivi con imperfezioni tipiche dell’IA — facendo rapidamente emergere dubbi sulla reale origine di parte del materiale presente nel gioco.

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La risposta, le scuse

La risposta ufficiale arriva solo dopo il clamore: Pearl Abyss ammette l’utilizzo di strumenti di generazione automatica, spiegando che sarebbero stati impiegati nelle fasi iniziali di sviluppo per definire atmosfera e direzione artistica. Tuttavia, parte di questi contenuti sarebbe rimasta nella versione finale, innescando la polemica.

Le scuse non bastano a spegnere le critiche. Il team promette ora interventi correttivi, con un controllo completo degli asset e la sostituzione degli elementi incriminati.

Ma la percezione pubblica resta negativa: molti giocatori parlano di mancanza di trasparenza, soprattutto per un titolo che si presenta come prodotto di alta qualità artistica.

Il nodo della vicenda

Il nodo è più profondo della singola vicenda. In un settore dove la componente creativa è centrale, l’uso non dichiarato dell’IA viene visto da parte del pubblico come una scorciatoia, se non come una violazione implicita del rapporto di fiducia tra sviluppatori e utenti.

Nel breve termine, Pearl Abyss tenterà di contenere i danni tecnici e reputazionali. Nel lungo periodo, però, il caso Crimson Desert rischia di diventare emblematico di un problema più ampio: l’equilibrio ancora fragile tra innovazione tecnologica e credibilità nel mondo del gaming.

Numeri da record

Il lancio di Crimson Desert ha fatto registrare numeri da record immediati. Copie vendute: ha superato i 2 milioni di copie in soli due giorni dal rilascio. Preordini: solo su Steam, i preordini avevano già generato circa 400mila vendite.

Ricavi stimati: i soli preordini avevano prodotto un fatturato di oltre 20 milioni di dollari prima ancora del debutto ufficiale. Interesse: il gioco era stato inserito nella “lista dei desideri” di oltre 3 milioni di utenti.


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