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Politica

Referendum, l’Italia resta ferma sul No. Sì (almeno) per l’affluenza

di Eleonora Ciaffoloni -


Più che un giudizio tecnico sulla riforma, il referendum sulla giustizia si è trasformato in un passaggio politico a tutti gli effetti. Il risultato – con il No vincente al 54% e un’affluenza vicina al 58% – restituisce l’immagine di un elettorato che ha utilizzato lo strumento referendario (anche) per esprimere un orientamento più ampio, che va oltre il merito dei quesiti.

Non è un caso che, nonostante una buona percentuale di voto “nel merito” – almeno secondo le interviste degli exit pool -, la dinamica complessiva della campagna e l’esito finale raccontino altro. Una parte consistente dell’elettorato ha scelto di fermare una riforma percepita come identitaria per l’esecutivo, ma soprattutto presentata dalle opposizioni come un attacco frontale alla Costituzione.

Referendum: tutti i numeri

In questo senso, il referendum ha assunto anche i contorni di un test politico per un’Italia che rimane “ferma”. Ma andiamo ai numeri, che ci mostrano non solo un quadro più chiaro e complessivo del comportamento degli italiani alle urne, ma anche lo specchio di un voto più politico che la lettura della geografia del voto rafforza. Se da un lato il Centro-Nord ha registrato le affluenze più alte (Emilia-Romagna alla guida con il 66,7%), dall’altro il dato più significativo è il comportamento differenziato dei territori. Lombardia, Veneto e Friuli Venezia-Giulia rappresentano un’eccezione, con il Sì vittorioso, mentre nel resto del Paese il No ha prevalso in modo netto.

Una spaccatura che riflette non solo differenze socio-economiche, ma anche diverse percezioni del ruolo della giustizia e delle priorità politiche. Entrando nel dettaglio, il Sì si afferma con chiarezza nel Nord-Est e in parte del Nord-Ovest. In Lombardia raggiunge circa il 57% dei voti favorevoli, mentre in Veneto tocca punte ancora più alte, intorno al 59%. In Friuli Venezia Giulia il consenso alla riforma si attesta attorno al 54%, confermando una tendenza territoriale omogenea lungo l’asse nord-orientale, con uno scarto minimo registrato in Trentino Alto Adige.

Il quadro si ribalta però nel resto del Paese. In tutte le altre regioni italiane il No si impone, spesso con margini significativi: nel Centro – tra Toscana, Emilia-Romagna e Umbria – il rifiuto della riforma supera stabilmente il 55%, mentre nel Mezzogiorno il distacco si amplia ulteriormente, con percentuali che in diversi casi si avvicinano o superano il 60%. Un sostegno alla riforma che si concentra in aree economicamente forti e tradizionalmente più sensibili al tema dell’efficienza della giustizia. Mentre il No si estende in modo trasversale nel resto del Paese, assumendo anche il significato di una risposta critica all’impostazione della riforma e, più in generale, all’azione del governo.

I commenti della politica

L’ha letta così anche Matteo Renzi – che di referendum se ne intende – ritornando alla memoria al “suo” voto nel 2016. “Quando il popolo parla il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa l’abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso, vedremo che farà Meloni” ha scritto su X lasciando intendere ben poco.

Non si sono fatte attendere, già a metà pomeriggio, le parole della premier Meloni. “I cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione” ha detto in un video sui social, non nascondendo rammarico per “un’occasione persa”. Ma nulla di quello che si immagina Renzi accadrà e la presidente del consiglio lo ribadisce. “Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso l’Italia e il suo popolo”. Intanto sul fronte opposto è iniziata la gara per sventolare la bandiera della vittoria. Da un lato il leader cinquestelle Giuseppe Conte – che già nel pomeriggio aveva esultato “Ce l’abbiamo fatta” – ha voluto dare “un avviso di sfratto a Meloni”. Dall’altro la leader dem Elly Schlein parla di un “Messaggio politico chiaro”, quello di una “maggioranza alternativa”, forse, per la prima volta unita alle urne (non per merito).

Oltre i commenti e i numeri e un risultato che segna uno stop politico alla riforma, un dato resta comunque positivo e condiviso: l’affluenza. Quel 58% rappresenta un segnale importante di partecipazione democratica, soprattutto su un tema tecnico e complesso come la giustizia. Un elemento che oltre le divisioni e le scelte, restituisce vitalità al confronto pubblico e al rapporto tra cittadini e istituzioni.


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