C’è un momento preciso in cui Vinitaly smette di essere solo un evento e diventa atmosfera: succede al calar della sera, quando le luci accarezzano le pietre antiche di Verona e il vino inizia a raccontare storie.
Vinitaly, il via a Verona da venerdì 10 aprile
L’edizione 2026 parte proprio da qui, in una città che si trasforma in palcoscenico diffuso e immersivo. A inaugurarla, in Piazza dei Signori, sarà Laura Pirovano, simbolo di eccellenza sportiva italiana. Una scelta che segna il filo conduttore di questa edizione, sempre più orientata al racconto del talento italiano in tutte le sue forme.
Il brindisi ufficiale, con il Pinot Grigio delle Venezie. Una dichiarazione d’identità. Il vino, ambasciatore di territori, cultura e innovazione. In linea con una manifestazione che negli anni ha evoluto il proprio linguaggio, aprendosi a nuovi pubblici e contaminazioni.
Un festival urbano tra vino, cultura e nuove esperienze
Per tre giorni, dal 10 al 12 aprile, il centro storico si trasforma in un percorso esperienziale con oltre 70 appuntamenti. Non solo degustazioni, ma un vero e proprio viaggio sensoriale che intreccia enologia, arte e patrimonio.
La particolarità di questa edizione, nella sua struttura “ibrida”. Accanto agli appuntamenti classici, cresce il peso di contenuti culturali e format innovativi. Le visite guidate diventano storytelling urbano, gli incontri di Vinitaly si trasformano in momenti di divulgazione accessibile, mentre il vino si posiziona sempre più come chiave di lettura del territorio italiano.
Un cambio di passo che riflette anche i nuovi trend del settore: meno tecnicismi, più esperienza. Meno distanza, più coinvolgimento.
“Dentro c’è l’Italia”: il vino diventa spettacolo immersivo
Il momento più atteso, sabato sera in Piazza Bra, con “Dentro c’è l’Italia”, uno show immersivo che rappresenta una delle grandi novità del 2026.
Uno spettacolo che rompe gli schemi tradizionali del racconto enologico: 150 performer tra danza, teatro e musica trasformano la scalinata di Palazzo Barbieri in una narrazione viva.
Qui il vino non si degusta soltanto: si vive. Diventa memoria, paesaggio, emozione. È un linguaggio artistico che parla di identità italiana in modo diretto, contemporaneo e internazionale.
Dietro questa scelta, una strategia precisa: rendere il vino accessibile anche a chi non è esperto, ampliando il pubblico e rafforzando il legame tra cultura e promozione del Made in Italy.
Un’edizione che guarda al futuro del vino italiano
Vinitaly 2026, un laboratorio di linguaggi. Il vino si racconta attraverso esperienze immersive, contaminazioni artistiche e nuove forme di fruizione urbana.
È questo il vero elemento distintivo. Trasformare un evento in una piattaforma narrativa capace di parlare a pubblici diversi, dai wine lovers ai curiosi, fino ai turisti in cerca di esperienze autentiche.
E Verona, ancora una volta, si conferma il luogo perfetto dove tutto questo prende forma.
Leggi anche Vinitaly, quella cantina libanese che non può esserci