L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Mosca attacca l’Italia e lo fa insultando la Meloni. Il metodo Trump fa scuola

di Adolfo Spezzaferro -


Non è un caso se proprio mentre tocchiamo il minimo storico dell’efficacia della diplomazia – con il caso emblematico dei negoziati fantasma di Islamabad tra Usa e Iran – la violenza verbale raggiunge il suo massimo, accompagnata dalla totale mancanza di senso della misura.

Troppo spesso ormai la qualità della politica e dei politici di mezzo mondo è tale da propinarci scontri beceri e volgari, senza alcun ritegno. E non si può neanche dire che il fine giustifica i mezzi, perché certi muro contro muro a suon di insulti non portano a nulla (se non a qualche voto in più, in campagna elettorale).

Quando Donald Trump, il leader della prima potenza militare globale, torna a minacciare bombardamenti contro l’Iran come leva negoziale (sic!), non siamo di fronte alla solita trumpata di giornata. Perché un capo di Stato o di governo non si può esprimere come il tycoon, in alcun caso e in alcuna sede.

La diplomazia, si sa, vive di equilibrio, di toni misurati, di ambiguità persino (noi veniamo a sapere soltanto gli esiti dei negoziati, non come si sia arrivati all’accordo). Sostituirla con l’ultimatum gridato significa svuotarla, delegittimarla.

Se poi la diplomazia cede il passo agli insulti volgari e irripetibili, come nel caso della propaganda televisiva russa contro la premier Giorgia Meloni, con le parolacce dette volutamente in italiano, siamo appunto alla conclamazione della violenza verbale come regola nei rapporti tra Stati. Anche nei momenti più bui della storia, persino durante le guerre dichiarate e guerreggiate, la diplomazia non è mai stata messa da parte. Ha continuato a operare sottotraccia, a costruire canali, a tenere aperta una possibilità.

Oggi, invece, sembra prevalere una logica opposta: alzare i toni, radicalizzare le posizioni, trasformare ogni interlocutore in un nemico da delegittimare, da ridicolizzare. Il fatto che Trump sia arrivato a insultare perfino papa Leone XIV ci dà il polso della grave situazione in cui versiamo, tutti. Al linguaggio senza limiti può seguire l’agire incontrollato.

La violenza verbale prepara il terreno, abitua le opinioni pubbliche, rende accettabile ciò che prima non lo era. Mosca attacca l’Italia insultando la presidente del Consiglio. Il metodo Trump ormai fa scuola.


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