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Cronaca

Cartelle cliniche Crans Montana: pure il “blocco” alla dogana

Un muro burocratico-legale che sta impedendo la continuità delle cure e l'accertamento della verità

di Giorgio Brescia -


Il caso delle cartelle cliniche “sequestrate” dopo la tragedia di Crans Montana è l’ultimo, amaro capitolo di una vicenda che dal primo gennaio 2026 non smette di tormentare le famiglie delle vittime e i superstiti italiani.

Stavolta, un muro burocratico-legale che sta impedendo la continuità delle cure e l’accertamento della verità.

Cartelle cliniche nel “limbo”

Mentre i ragazzi feriti nell’incendio del locale Le Constellation combattono per la ripresa negli ospedali italiani, i loro medici si scontrano con un paradosso: la documentazione clinica svizzera è ufficialmente ferma alla dogana della burocrazia.

Perché i dati sanitari non arrivano?

Il blocco non è fisico, ma normativo. Le autorità del Canton Vallese invocano il segreto istruttorio e le rigide leggi elvetiche sulla protezione dei dati. Per questo, il “blocco” delle cartelle cliniche di Crans Montana.

Il pretesto legale. Fornire le cartelle cliniche complete alla Procura di Roma — che indaga per omicidio colposo e incendio — viene visto dalla Svizzera come un rischio di interferenza con la propria inchiesta interna.

Le conseguenze sui feriti. Senza i dettagli dei trattamenti d’urgenza ricevuti a Sion, i chirurghi dei centri grandi ustionati in Italia (come il Niguarda) devono procedere “al buio”, ricostruendo da zero lo storico clinico dei pazienti.

Fatture choc ai familiari: l’insulto oltre il danno

Oltre al danno dei dati negati, nei giorni scorsi, la beffa delle fatture “fantasma”. Diverse famiglie italiane hanno ricevuto buste contenenti conti medici esorbitanti, con cifre che variano dai 20.000 ai 70.000 euro.

La Svizzera mette i bastoni tra le ruote. Nonostante le rassicurazioni ufficiali sul fatto che le vittime non debbano pagare nulla, i sistemi informatici svizzeri continuano a generare e inviare “carte”.

La Farnesina e l’Ambasciata. L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado è in costante contatto con le autorità di Berna per denunciare l’assurdità di un sistema che “notifica costi” ma “nasconde prove”.

La rabbia dei familiari. Supportati da legali e associazioni, i parenti delle vittime denunciano un tentativo di insabbiamento: “La Svizzera protegge il proprio turismo e i gestori del locale, nascondendo le prove cliniche di soccorsi forse tardivi o insufficienti”.


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