L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Trump: “Non riesco a immaginare che ci sia una professione più pericolosa”

di Cinzia Rolli -


PROTOCOLLI DI SICUREZZA DA RIVEDERE IN UN CLIMA DI ODIO E COSPIRAZIONISMO

Mentre il Secret Service e le forze dell’ordine federali hanno agito rapidamente per mettere in sicurezza il Presidente Trump e gli altri funzionari, i partecipanti all’evento e i politici tracciano zone d’ombra sul sistema di vigilanza del Washington Hilton.

Misha Komadovsky, giornalista della tedesca DW, ha condiviso una foto su X del biglietto cartaceo usato dagli invitati per accedere in sala affermando che era l’unica cosa richiesta per entrare nella stanza da ballo del Washington Hilton. “Non c’era alcun controllo di sicurezza all’ingresso nella hall”, ha scritto.

La giornalista di ABC News Beatrice Peterson, che partecipa all’evento da più di un decennio, ha espresso un giudizio più moderato spiegando che le modalità generali di accesso all’albergo sono rimaste invariate rispetto agli anni precedenti.

Ha spiegato che gli incontri prima della manifestazione sono più liberi e meno controllati, fluidi per così dire, mentre la cena è sottoposta a verifiche più rigide e che comunque la sicurezza, sia in borghese che in uniforme, è sempre vigile e presente fuori e dentro la location.

È chiaro che quanto avvenuto potrà cambiare in modo definitivo le modalità in cui l’evento verrà gestito nel prossimo futuro.

Ben più preoccupanti le parole di Harrison Fields, ex vice portavoce della Casa Bianca, il quale ha riferito che non c’erano posti di blocco per entrare nell’hotel e che quindi l’uomo armato avrebbe potuto vagare tranquillamente e osservare la situazione prima di decidere come realizzare l’attacco. “C’era una reception VIP proprio accanto alla sala da ballo principale dove si trovavano i Segretari di Gabinetto e dove poteva esserci anche il Presidente. Ma nessun apparato di sicurezza”. Ha detto Fields.

Il deputato Mike Lawler ha parlato di evidenti problemi nella gestione della manifestazione: nessun requisito di identificazione richiesto né tramite foto né tramite lista dei partecipanti da verificare.  Assenza totale di magnetometri prima dell’ingresso nella sala da ballo. Controlli scarsi e limitati agli eventi che precedono la cena. Tutto ciò rende chiaramente facile l’ingresso a malintenzionati.

L’edificio era inoltre aperto al pubblico e non risultava chiaro né il numero dei membri del Congresso presenti, né il posto a sedere loro designato.

Kari Lake, alleata di Trump e invitata alla cena, ha dichiarato: “E’ stato l’evento con l’accesso più facile al quale abbiamo partecipato insieme al Presidente. Era così evidente che ne stavamo parlando al tavolo prima degli spari”.

Jennifer Sey, ex ginnasta femminile della squadra USA, ha descritto la sparatoria alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca come un momento “terrificante”, raccontando di essersi nascosta sotto un tavolo dopo aver temuto per la propria incolumità. La sportiva ha dichiarato a Fox News Digital: “Ero venuta per celebrare la libertà di parola… Mentre entravo  c’erano dei manifestanti; ho avuto paura per un momento e poi ho pensato che sarebbe andato tutto bene. Ma mi sbagliavo”.

C’è da aggiungere che i Servizi Segreti hanno familiarità con il luogo, in quanto da sempre il Washington Hilton ospita eventi governativi di rilevante importanza e ciò ha consentito una risposta rapida da parte loro.

Questo è uno dei motivi per cui la Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca si svolge lì ogni anno dal 1968.

La sparatoria ha dato nuova linfa al progetto del Presidente americano di costruire una sala da ballo sicura, dotata di elementi realizzati con materiale antiproiettile, all’interno del 1600 Pennsylvania Avenue.

Sebbene la Presidenza abbia ospitato innumerevoli eventi cerimoniali, non ha mai avuto una sala da ballo dedicata. La nuova struttura voluta da Trump colmerebbe questo vuoto, sostituendo la storica East Wing con uno spazio apposito pensato per ospitare raduni di grandi dimensioni.

La portavoce del civico più famoso d’America, Karoline Leavitt, ha espresso la necessità dell’opera dichiarando: “La Casa Bianca attualmente non può ospitare grandi eventi in onore dei leader mondiali senza dover installare una tenda grande e antiestetica a circa 100 yard di distanza”.

Ricordiamo inoltre che il Washington Hilton Hotel è stato anche il luogo del tentato omicidio di Ronald Regan, gravemente ferito nel 1981. Regan fu colpito sul marciapiede fuori dall’ albergo mentre si dirigeva verso la sua limousine dopo una riunione tenutasi all’interno dell’hotel.

Si segnala inoltre una nuova indagine su un birrificio/bar del Wisconsis noto per aver promesso birra gratis quando il Presidente Donald Trump sarà deceduto. Dopo la sparatoria, infatti, sulla pagina Facebook del birrificio è apparsa la frase: “Beh, abbiamo quasi ottenuto il #freebeerday”.

La Minocqua Brewing Company, è infatti un birrificio del Wisconsin di proprietà dell’attivista democratico Kirk Bangstad, ex candidato all’Assemblea statale, che ha più volte utilizzato il marchio del locale per attaccare Trump e i repubblicani.

Inoltre l’attrice Mia Farrow è  finita al centro di una bufera mediatica per aver rilanciato quella che molti definiscono una “teoria del complotto” riguardo al fallito attentato di Cole Tomas Allen al Washington Hilton.

Mia Farrow, rivolgendosi ai suoi seguaci democratici sulla piattaforma Bluesky, ha pubblicato un post in cui mette in dubbio la dinamica dell’attacco. Le sue parole, riportate dai media americani, sono state:

È possibile che questo sia stato un altro sforzo orchestrato dal team di Trump per risollevare i suoi indici di approvazione in calo? Sembra tutto troppo conveniente. La falla nella sicurezza, il ‘manifesto’, la narrazione dell’eroe… abbiamo già visto questo copione”.

In attesa di ulteriori sviluppi delle indagini, possiamo dire che l’attentatore, Cole Allen, 31 anni, è passato dal progettare combact games a diventare lui stesso un vivente “sparatutto”.


Torna alle notizie in home