Carceri: scoppia la guerra dei frigoriferi
L’elettrodomestico come frontiera: forse si vede la pagliuzza e non la trave?
Dicono che quando un’amministrazione non sa più dove mettere le mani, comincia dagli oggetti. È il suo modo di dire che non controlla l’inquadratura, quindi stringe il fuoco sul dettaglio. La “circolare frigoriferi” nasce qui: non in un magazzino, ma in una postura.
Chi vive il carcere ogni giorno lo chiama “geometria del controllo”. Spostare un frigorifero dalla cella al corridoio non è logistica: è una prova di forza. Significa ridisegnare il confine dell’autonomia, togliere l’unico oggetto che non parlava la lingua dell’istituzione. In un ambiente dove tutto è regolato da altri, quel piccolo elettrodomestico era l’ultimo gesto di normalità. La sua rimozione dice una cosa semplice: lo spazio privato non esiste, esiste la concessione.
La reazione dei colletti bianchi
La politica si divide come sempre: per le opposizioni è una punizione, per il Ministero un intervento tecnico. Ma la discussione ufficiale evita accuratamente il punto: colpire l’unico frammento di quotidianità non pacifica nulla, rischia di incendiare ciò che già brucia.
Alcuni parlano di “amministrazione del dettaglio”: spostare l’attenzione dal collasso strutturale – il sovraffollamento – a un oggetto qualunque, purché visibile, misurabile, esibibile come risultato. Così la battaglia sui frigoriferi diventa un indicatore: un sistema che interviene sui sintomi perché non sa più dove mettere le mani sulle cause.
Le conseguenze
E poi c’è l’effetto collaterale, quello che nessuno nomina: trasformare la cella in uno spazio sempre più punitivo, sempre meno abitabile. Non è una questione di ordine interno, ma di direzione politica. Usare i dettagli come schermo per non guardare il crollo.
Alla fine resta l’amaro in bocca: la rimozione dei frigoriferi viene presentata come sicurezza, ma suona come un messaggio. Non stiamo aggiungendo controllo, stiamo sottraendo senso. E il problema vero che genera la crisi resta dov’era, intatto, invisibile solo a chi finge di non vederlo.
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